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La Mennulara
La Mennulara
Simonetta Agnello Hornby 
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Romanzo, Italia 2002
209 pp.
Prezzo di copertina € 14
Editore: Feltrinelli , 2002
ISBN 88-07-01619-2


Feltrinelli

La Mennulara (la raccoglitrice di mandorle), al secolo Maria Rosaria Inzerillo, è morta. Gli abitanti di Roccacolomba vengono a sapere della sua dipartita all’improvviso, nessuno se lo aspettava, la voce si sparge velocemente per tutto il paese e, insieme alle parole di circostanza, si mescolano quelle d’amore e d’odio nei confronti di una donna che ha vissuto avvolta nel mistero. Chi è veramente questa “criata” al servizio da sempre della ricca famiglia Alfallipe? Cosa si nascondeva dietro il suo sguardo duro e il suo carattere spigoloso? È vero che aveva messo da parte una grande fortuna? Perché il suo necrologio viene affisso in paese per due volte e la seconda volta è scritto in maniera differente dalla prima? Nel piccolo centro siciliano le chiacchiere e le congetture cominciano a saturare l’aria di mistero e sospetti. Solo una persona piange Mennù: la sua ultima padrona, Adriana, moglie di Orazio Alfallipe, che non riesce a smettere di versare lacrime ed invocare il suo nome.

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La Mennulara: Qui giace Maria Rosaria Inzerillo

Le sovvenne un altro dolce ricordo: erano sotto un enorme carrubo, suo padre piegava i rami bassi e impartiva lezioni di botanica, spiegava il lungo viaggio della linfa nelle piante, raccontava il miracolo dell’impollinazione, identificava i parassiti delle foglie. Mennù ascoltava rapita. Spesso durante le lezioni si allontanava, per raccogliere sassi, bacche, animaletti che portava a suo padre, come se anche lei fosse un’allieva. Lui li prendeva a uno a uno, li osservava tenendoli delicatamente tra le sue belle dita, che Lilla amava tanto, e forniva spiegazioni affascinanti.

Incredibile come una donna vissuta per più di trent’anni in Inghilterra riesca a raccontare così bene la Sicilia. Simonetta Agnello Hornby scrive un libro del tempo passato utilizzando una lingua che sembra quella letta sui libri dei giorni andati, quando gli uomini del luogo raccontavano, con parole dure e aride come la loro terra, storie di sofferenza e d’onore. La Mennulara è un romanzo particolare, pensato in maniera singolare, come se saltasse fuori dalla memoria, da pensieri sopiti e ricordi un po’ sbiaditi. È la storia di una famiglia e della loro “criata”, la serva, che si intreccia inesorabilmente a tutte le esistenze, passate e presenti, di Roccacolomba, paesino siciliano in cui tutti sanno, o credono, di sapere di tutti, e le chiacchiere non riescono ad essere fermate, soprattutto perché la storia del giorno, la morte della Mennulara, è una notizia troppo ghiotta per essere trascurata. Il paese è tutto in fermento, e la scrittrice riesce a fotografare in maniera ineccepibile commenti e reazioni di quanti direttamente o indirettamente hanno avuto a che fare con la serva di casa Alfallipe e, con uno stile narrativo semplice ma chiaro, immortala tutto il clamore creatosi attorno a questa morte e alle persone coinvolte. Il romanzo è diviso in capitoli, di cui ognuno inquadra un personaggio e il motivo per il quale la morte di Mennù l’ha tirato dentro la vicenda: la signora Adriana, i suoi figli che hanno abbandonato la grande casa di famiglia, il dottor Mendicò, il presidente Fatta, il prete del paese e tanti altri. Tutte figure i cui caratteri sono descritti in maniera capillare, a differenza dell’aspetto fisico quasi mai tratteggiato, e che, ricordando gli episodi della loro vita legati a quelli della Mennulara, cercano di sbrogliare il mistero che ha investito la sua morte e soprattutto la sua eredità. Un libro da leggere tutto d’un fiato, che scorre veloce e che, oltre a una gran voglia di andare in Sicilia per capire se è davvero tutto ancora così, lascia interrogativi sui legami, sui sentimenti, sulle cose importanti della vita.

Alice Scolamacchia  (09-03-2005)

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