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Giorgio Gaber. Frammenti di un discorso...
Giorgio Gaber. Frammenti di un discorso...
Micaela Bonavia 
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Saggio, Italia 2004
208 pp.
Prezzo di copertina € 12,50
Editore: Selene , 2004
ISBN 88-86267-99-1


Selene
giorgiogaber.org


Un collage di pensieri, testi e interviste (tratti da stampa quotidiana e periodica, libri, registrazioni audio e video) che disegnano il percorso artistico, politico e umano di Giorgio Gaber dall'infanzia a Milano agli esordi musicali, all'impegno militante, fino all'ultimo disco prima della morte, "Io non mi sento italiano" del 2003.

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Giorgio Gaber. Frammenti di un discorso: Ritorno al punto G

Negli anni 70 ero un extraparlamentare di sinistra e lo sono ancora, sono per un movimento di sinistra, non per i partiti. Io, insomma, sono ancora sulle barricate, sono gli altri a non esserlo più. Punto e basta.

Non so se a tutti Giorgio Gaber manca come manca a me. Personalmente l'ho sempre ritenuto una figura di riferimento nel panorama artistico, musicale e - perché no - politico italiano. La sua critica feroce ai lati grotteschi e spietati della società borghese, prima ribollente di speranza e di rabbia, poi dagli anni '90 in poi sempre più venata di malinconia e di una sorta di rassegnata indulgenza verso i difetti del genere umano, ha sempre costituito per me (e per migliaia di altri appassionati fans) un punto fermo, un appuntamento immancabile, uno spunto di riflessione benvenuto. Memorabili concerti costellano due decenni di ricordi, di applausi, di brividi e anche di incazzature. Gaber, che agli albori degli anni '70 era nel pieno del suo successo anche televisivo, ha avuto il coraggio di buttare alle ortiche una carriera per la quale altri avrebbero dato il braccio destro, e ha saputo reinventarsi passando con disinvoltura da una forma di cantautorato color acquerello ad una forma ibrida di spettacolo, metà canzoni metà monologhi, che fu battezzata a ragione "Teatro-Canzone", tutta giocata sul filo dell'impegno civile e politico. Colpevolmente sottovalutato come attore e come musicista, il signor G è in compenso spesso finito sulle prime pagine dei giornali per questa o quella polemica. Con un bizzarro (e per chi vi scrive doloroso) salto logico, il 'cantattore' milanese si è gradualmente trasformato, agli occhi della gente, da spauracchio dei conservatori in presunta voce anti-sinistra. La storia di questa mistificazione è degna delle politiche di disinformazione e propaganda di goebbelsiana memoria: il distacco disgustato dalla lotta politica, il disincanto di un uomo che non aveva certo bisogno di dimostrare a nessuno la profondità e la coerenza della sua storia ideologica, il declino fisico e l'affetto (dovuto) per la compagna di una vita, Ombretta Colli, sono stati trasformati con disinvoltura e disprezzo in accuse di tradimento, di fantomatiche adesioni al centro-destra, nel migliore dei casi di rincoglionimento. Una vergogna che gli organi di informazione, per interessi speculari e contrapposti, si sono ben guardati dal non incoraggiare tacitamente e contro la quale Gaber ha tentato di combattere nel silenzio generale. Il sistema ha percepito un momento di debolezza di uno dei 'cani sciolti' dai quali aveva ricevuto i morsi più dolorosi e l'ha punito senza pietà, cercando di inglobarlo e digerirlo. E anche il successo di vendite tributato ai suoi due ultimi album, "La mia generazione ha perso" e "Io non mi sento italiano", lavori (occorre dirlo) inferiori alla sua media, stanchi e musicalmente sciatti, ha rappresentato più un'operazione di marketing (peraltro abbastanza spregiudicata) che un tributo sincero. Tributo sincero è invece senza dubbio alcuno questo libro, diretta appendice del sito www.giorgiogaber.org, sempre gravido di idee e iniziative. Il puzzle di Micaela Bonavia, frutto di un lavoro certosino di ricerca, restituisce integra la figura di Gaber e lo riscatta dalle maldicenze, restituendogli il posto che merita tra i grandi della musica italiana e regalandoci anche alcune riflessioni da mettere in dispensa e da tirare fuori quando l'inverno delle idee sarà sceso su di noi in tutta la sua cupa, arrogante potenza.

David Frati  (28-02-2005)

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