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La bella bionda
La bella bionda
Vittorio Imbriani 
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Romanzo, Italia 1876
120 pp.
Prezzo di copertina € 8,50
Curatore: Piero Flecchia
Editore: Stampa Alternativa , 2004
ISBN 88-7226-805-2


Stampa Alternativa

XIX secolo. Domenico Squillacciotti, consigliere comunale di Napoli, si invaghisce di una bella e squattrinata maestrina, Ersilia Malasomma. Con un escamotage l'uomo politico le fa ottenere una cattedra, e ne ottiene in cambio i favori. Ma un avversario politico fa scoppiare uno scandalo...

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La bella bionda: Amantopoli

"M'ingegnerò come tant'altre! Un duro passo! Ma s'inghiottono le più amare medicine. (...) Oh che son la prima? Una più, una meno!"

La complessa e sottovalutata figura di Vittorio Imbriani torna alla ribalta con questa edizione di una delle sue opere più importanti e godibili, affidata alle amorevoli cure di Piero Flecchia. Presentato in copertina come 'il primo romanzo femminista italiano', questo La bella bionda, pur smentendo in parte questa iperbole, si segnala comunque come un testo di viva modernità, vivace ed anticonformista. Del resto Vittorio Imbriani era uno spirito libero e amante della polemica: cresciuto nella Torino sabauda della metà del secolo XIX, anticlericalista e laico per vocazione, si dedicò con fervore nella sua breve esistenza (morì per malattia a soli 45 anni) a molteplici mezzi espressivi. Fu etnologo, filologo, folosofo, giornalista, scrittore, come ci racconta nella sua dotta postfazione Flecchia: schierato sempre, fazioso a volte, ma soprattutto un uomo in anticipo sui tempi.

Lo dimostra questo breve, brillante romanzo, che racconta con stile caustico e ironico i dietro le quinte di una Amministrazione comunale dove le corruzioni, i veti incrociati, gli interessi privati e le omissioni d'ufficio sono la regola, dove uomini politici rampanti come il simpatico furfante Squillacciotti dispensano posti di lavoro alle proprie amanti in cambio dei loro favori, dove i concorsi pubblici vengono aggirati grazie a cavilli e capziosità non privi di una elegante ingegnosità. La riproposta di questa Tangentopoli ante litteram si spera possa permettere a qualche fortunato lettore di aggirare i triti luoghi comuni sulla 'prima' Repubblica (ché il regime ha sempre avuto gli stessi vizi, senza soluzione di continuità) e la rigida e ingenerosa forbice nuovo a tutti costi-nostalgia di un passato mai esistito. La modernità dell'Imbriani nella concezione del ruolo femminile sta nella reazione di Ersilia, la maestrina amante dell'assessore furbacchione, che non esita, per sfuggire alla trappola del ruolo della mantenuta (anche se in precedenza non aveva rifiutato le 'spintarelle' del buon Squillacciotti), a dedicarsi alla prostituzione d'alto bordo, utilizzando il meretricio come risorsa di indipendenza.



David Frati  (15-02-2005)

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