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Mindfucking
Mindfucking
Stefano Re 
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Saggio, Italia 2004
368 pp.
Prezzo di copertina € 18
Editore: Castelvecchi , 2004
ISBN 88-7615-019-6


Castelvecchi

Mindfucking, istruzioni per l’uso: cos’è, in che modo lo subiamo, come possiamo reagire alla sua subdola invadenza, sottrarci alla sua violenza – tanto più odiosa perché spesso dissimulata. Dalla Gestapo alla pubblicità, passando per i santoni catodici, gli interrogatori di Polizia e i kamikaze (ma anche i più comuni rapporti famigliari), c’è sempre qualcuno che prova a “fottere” la mente dell’altro, con le buone o con le cattive. Il prezzo da pagare, per chi non riesce a resistere, è altissimo: la perdita della libertà.

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Mindfucking: L’eredità di Dracula

Il Mindfucking è quel tipo di processo di influenza mentale che vede come suo fine la modificazione parziale o totale della percezione di se stesso o della realtà da parte di chi vi sia sottoposto.

I vampiri sono tra noi. Dimenticate canini affilati, bare e castelli transilvani. I vampiri in questione, anche se spesso dis-umani, sono uomini e donne di questa terra, e formano una schiatta così bizzarramente assortita che a una prima occhiata non sembrerebbero avere nulla in comune. Invece, nelle loro vene, scorre il medesimo sangue vampiresco. La truffaldina teleimbonitrice Vanna Marchi, il satanista Charles Manson, gli inquisitori, gli agenti di Polizia che devono estorcere una confessione o i capi di una setta in cerca di proseliti...  tutti, a modo loro, sono campioni di Mindfucking. In altre parole: di lavaggio del cervello, di condizionamento mentale.

Se state tirando un bel sospiro di sollievo pensando che di sicuro non finirete mai nelle mani della CIA per un interrogatorio o che solo gli sciocchi cadono nelle grinfie di qualche sedicente santone sappiate che il Mindfucking, anche se in forme meno acute e visibili, infetta la quasi totalità dei rapporti umani, da quelli sul posto di lavoro a quelli tra parenti o amici. Che c’entrano i vampiri con tutto questo? Perché il processo di condizionamento abbia successo, occorre che la vittima sia “consenziente”, che vi aderisca, proprio come Dracula ha bisogno di essere invitato a entrare nella casa di chi dissanguerà a suon di morsi. Il che vale sia per il consumatore indotto a comprare un nuovo e irrinunciabile modello di telefonino cellulare che per l’innocente torchiato dalla Polizia sovietica fino ad ammettere crimini inesistenti.

Stefano Re, rifacendosi a numerosi studi e testimonianze di vittime di Mindfucking, affronta in maniera approfondita e soprattutto equilibrata un argomento che si presterebbe facilmente a toni paranoici e allarmistici. Il quadro generale che vien fuori dal suo saggio è certo inquietante, ma non privo di speranza: per sfuggire alle grinfie del vampiro l’arma più efficace è la consapevolezza che dietro al suo aspetto da damerino byroniano si nasconde un mostro. Solo conoscendo il proprio nemico, vuole dirci l’autore, si può pensare di batterlo.



Carla Arduini  (12-02-2005)

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