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Mater doloris. Mama de sa suferentzia
Mater doloris. Mama de sa suferentzia
Giovanna Mulas 
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Romanzo, Italia 2004
142 pp.
Prezzo di copertina € 11,50
Editore: Uni Service , 2004
ISBN 88-88859-09-8


Giovanna Mulas

Un libro dove la memoria intreccia storie come in un macramè dove l’ancestralità del paesaggio sardo si fonde con le suggestioni degli spazi nordici, la lingua si fa carica di influssi e schermaglie. La storia di Sandy Ann e di sua sorella Virginia, divise nel destino e quella di Thia Elvira entrano in contatto fra loro con un gesto quasi magico, fiabesco; il chiudersi alle spalle della porta di una cantina. Una serie di ricordi fatti di follia, dolore, malattia ma anche voglia di vivere. Un mondo che si chiude nelle ampolle di un collegio, di un finto perbenismo borghese, di un figlio impiccato, ma che poi esplode nel desiderio di amare, nei vincoli di parentela, nel senso di solidarietà. Atmosfere ottocentesche e quasi neoromantiche contribuiscono a completare questo romanzo che, possa piacere o non piacere, costituisce comunque un unicum (sia dal punto di vista narrativo che da quello della scrittura) nella letteratura italiana attuale.

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Mater doloris. Mama de sa suferentzia: Flashback di mare e terra, memoria e dolore

Elvira sorrise, salì i gradini per entrare in casa. A questo ed oltre il dolore, per amore e per pregare, solo per vivere, era valso vivere.

Giovanna Mulas è autrice non ancora nota al grande pubblico ma di grossa competenza letteraria e con molti contatti nel mondo della cultura europea. Le sue influenze stilistiche, dalla cultura madre sarda alle suggestioni dei romanzi nord-europei, sono talmente singolari ed eterogenee da farla sembrare un'autrice della terra di nessuno.
Tutto questo le è valso, recentemente, anche una candidatura al Nobel.
Resta però un’autrice di difficile lettura. Da una parte, le sue trame sembrano essere lontane nel tempo e, se per certi versi toccano, come le tragedie greche, temi classici, per altri ispirano un senso di non tangibilità su quella che può essere la coscienza storica di un lettore attuale. In un certo senso non sembrano dare traccia del loro tempo; e, se questo rende il libro universale, lo rende anche molto meno disposto a scaldare, elettrizzare, motivare il suo lettore. Questo accomuna la scrittrice ad altri autori italiani, come Alessandro Baricco, che sembrano rifugiarsi in un luogo della letteratura che non esiste in realtà.
D’altra parte, per Giovanna Mulas, il discorso vale solo a metà. La sezione “sarda” del libro è vera, tangibile anche se molto impermeabile. Viene alla mente un altro scrittore italiano; Marcello Fois con la sua Sardegna carica di sofferenza, appunto, e di spigoli. Rispetto a Fois, l’autrice di Mater Doloris è molto più interiorizzata, molto più in preda al flusso di coscienza; la sua scrittura si fa molto spesso simile al linguaggio della poesia. E non sempre è un bene.
Ma se si prende questo libro non come un romanzo ma come un atto lirico, lo si può leggere in una maniera diversa che gli conferisca il valore che probabilmente ha.
Più interessante della trama sembra essere il linguaggio, lo stile, l’uso creativo dei flashback; che affonda le radici nella poesia, appunto, che è genitore di uno stile a tratti bellissimo e che si fa intrecciare dai venti del dialetto sardo.
E restituisce quel sapore di mare, terra, memoria e dolore che abitano la memoria di quest’autrice.


Nicola Manuppelli  (05-02-2005)

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