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Il vero amore non ha le nocciole
Il vero amore non ha le nocciole
Francesca Genti 
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Poesia, Italia 2004
106 pp.
Prezzo di copertina € 5
Prefazione: Rossana Campo
Editore: Meridiano Zero , 2004
ISBN 888237026-7


Meridiano Zero

Una raccolta di 46 poesie, 46 singolari modi di descrivere una quotidianità fatta di pennarelli colorati, videogiochi, animali, mestruazioni (ir)regolari.

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Immaginando di dover descrivere il libro di Francesca Genti Il vero amore non ha le nocciole senza mai citare quelli che vengono stimati come i suoi elementi caratterizzanti (bozzetti metropolitani, linguaggio postmoderno, visione naïf, riferimenti a videogiochi), potremmo cominciare dai numeri: è una raccolta di 46 poesie + 1 filastrocca di saluti, di strofe che sembrano realizzate con ingredienti maliardi, consapevolmente selezionati per catturare e incantare chi legge. Francesca Genti, com’è uso e costume dei poeti, nei suoi versi riesce a restituire un senso alle cose. Uno dei sensi. Quasi sempre il meno evidente, il meno scontato, il più singolare. Ma che arriva con la rapidità tipica delle illuminazioni, anche se, nel contempo, si intuisce quanto lavoro ci sia dietro la cifra stilistica di quel verso. Ed è il lavoro indispensabile per un compito difficile: quello di voler parlare di sensi di colpa e di ribellione, dell’infanzia e di sviluppo anni ’80, di contraddizioni sociali e individuali, di bene e di male attraverso un biscotto a forma di animale (muto/senza sangue né colore/movimento o cognizione del dolore), oggetti di plastica, manga (sentiti ogni mattina/come Lamù del cartone animato: vivace col diritto di volare/dai capelli blu dal reggiseno leopardato), cotone misto acrilico, gatti e odori malsani, dando competenza poetica a elementi la cui collocazione in un ambito narrativo sarebbe considerata sicuramente più legittima. Ma non vi si rintraccia il benché minimo sospetto di intento provocatorio o auto-compiacimento, e per questo le poesie di Francesca Genti convincono: perché non “liricheggiano”, perché, come dalla prefazione di Rossana Campo, “non stanno in posa”.

Benedetta Ferrucci  (05-02-2005)

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