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Trilogia dei baci
Trilogia dei baci
Gabriella Imperatori 
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Romanzo, Italia 2004
248 pp.
Prezzo di copertina € 13,50
Editore: Marsilio , 2004
ISBN 88-317-7728-9


Marsilio

Marina racconta la storia della sua vita, dividendola idealmente in tre fasce di età in cui il bacio- simbolo dell’amore- acquista un significato diverso: la gioventù e gli anni universitari, l’età media e il difficile rapporto di coppia, per finire con l’età degli addii, quando muoiono i propri genitori.

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Trilogia dei baci: Un bacio per ogni età della vita

E' possibile che non riusciamo a passare il tempo senza ferirci con le schegge di tutto quello che abbiamo rotto, incollato, rotto di nuovo solo perché ognuno voleva vincere sull'altro?

Interessante, l’idea di dividere le età della donna secondo i baci, anche perché la generazione delle donne a cui appartiene la protagonista del libro è vissuta in un’epoca in cui il bacio aveva un valore e un significato del tutto diverso da quello che ha adesso. La prima domanda delle amiche, dopo un uscita con un nuovo “lui”, era sempre, “ti ha baciato?”. Perché un bacio era già una promessa d’amore, su un bacio si costruivano castelli in aria, una sensualità che non avrebbe quasi mai avuto altri sbocchi si risvegliava con un bacio. E così Gabriella Imperatori, nel suo romanzo Trilogia dei baci, distingue le tre età adulte della donna in quella dei baci-non baci, seguita da quella dei baci mendaci e infine dai baci d’addio. La voce narrante è quella di Marina, matricola in una cittadina di provincia che riconosciamo come Padova- la Basilica del Santo, i portici così comodi quando piove ma così bui che sembrano rimpicciolire la città, la grande piazza del Prato. Il primo anno di università è l’anno delle scoperte, degli incontri e delle amicizie che possono durare tutta la vita: Marina condivide la stanza con altre tre studentesse, e forse c’è qualcosa di calcato nel sottolinearne le differenze, la bionda e raffinata Alessandra, la bruna Federica e lei, Marina, rossa e lentigginosa, una religiosissima, una “anarchica, agnostica e amletica”, una indifferente. Ognuna con i suoi segreti che vengono rivelati a tratti, poco viene detto, molto rimane nascosto. E così nessuno sa che cosa faccia Federica quando esce la sera di nascosto, nessuno sa perché non ritorna in collegio, e noi possiamo presagire quale sarà la fine drammatica di Federica. Alessandra farà un matrimonio borghese e Marina, il brutto anatroccolo, sposerà Salvio che l’ha sempre corteggiata. L’età trascurata ed esclusa dai baci, quella dell’infanzia, appare nei ricordi sfilacciati di Marina e, carichi come sono di nostalgia e di rimpianto, sono tra le pagine più belle del libro. La famiglia di Marina è fuggita dall’Istria alla fine della guerra- lei ricorda la nave grigia che li ha portati a Venezia e soprattutto suo padre che la faceva volare in alto, che pareva così innamorato di sua madre ma le aveva abbandonate, perché lui, partigiano titino, non poteva avere un legame con un’italiana che solo per essere tale era fascista. L’età dei baci mendaci, la parte migliore, forse la più sentita del libro, è quella della routine matrimoniale in cui è inevitabile distruggersi un poco giorno dopo giorno e domandarsi perché si sta insieme- e poi, all’improvviso perché la vita passa come un soffio, si arriva ai baci di addio: muore la madre di Marina che non aveva mai dimenticato il suo grande amore serbo, muore il patrigno di Marina a cui lei riesce solo alla fine a pensare come il suo secondo padre. Un romanzo un poco disuguale in cui dietro i baci c’è la storia delle ragazze diventate donne negli anni ‘60, cresciute con delle regole di una moralità sessuale solo sfiorata dal femminismo. Il tutto raccontato con molto garbo e un filo di stupito rimpianto.

Marilia Piccone  (22-01-2005)

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