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A fior di pelle
A fior di pelle
Emina Cevro Vukovic 
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Romanzo, Italia 2004
151 pp.
Prezzo di copertina € 9
Editore: Ponte alle Grazie , 2004
ISBN 8879287001


Ponte alle Grazie

Un’ossessione per la pelle segue una donna di mezza età in ogni momento della sua vita: non é sempre stato così. È successo da quando ha cominciato a notare i primi segni del tempo sul suo viso. La pelle é la prima cosa che guarda nelle persone, nel suo uomo, allo specchio quando ci vede riflessa la sua immagine. Una donna attiva, che vive tra Milano e Londra: scrive libri di cucina e collabora con riviste femminili. Da quando si é accorta che i pori della pelle, le rughe d’espressione, i nei, le piccole macchie dicono delle persone più di quanto loro stesse vogliano che si sappia, pensa che le gente possa giudicarla da come appare...

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A fior di pelle: Tra le pieghe della pelle

Studiavo la pelle dei passeggeri e cercavo di capire cosa mangiassero, che malattie avessero, quanto fossero felici o infelici, che tipo di cosmetici usassero. Era uno strano esercizio quotidiano, ossessivo e sostanzialmente infelice.

Emina Cevro Vukovic ha avuto un'idea interessante: ripercorrere la vita di una donna passando tra le pieghe della sua pelle. Purtroppo questo é l'unico spunto degno di nota del libro: il resto é un tentativo – quasi sempre mal riuscito e abbastanza confuso - di narrazione. Posti e luoghi in cui la protagonista del romanzo si muove sono familiari all'autrice, questo si vede, ma non sono evocati in modo da creare un'atmosfera emozionante. Anche la descrizione di un' ossessione, che nelle intenzioni doveva essere un percorso attraverso cui una donna acquista maggior coscienza di sé, si trasforma ben presto in quella che pare la rappresentazione patetica della difficoltà di accettare il tempo che passa. Nel mezzo, una serie di citazioni da Ceronetti ad Adorno, da Leopardi a Garçia Marquez sembrano voler conferire un valore letterario ad un opera che ne ha francamente poco. La postfazione dell' autrice poi, in cui si dichiarano gli intenti del libro, sembra proprio essere lì a confermare che le 144 pagine non sembravano abbastanza nemmeno a lei stessa per esplicitare le buone intenzioni con le quali il libro é stato partorito.

La Vukovic, del resto, ha dichiarato in una recente intervista di essere ibrida: ha cominciato come giornalista, ha fatto la fashion editor, ha scritto alcuni saggi. Come molte delle persone che hanno familiarità con la scrittura ha reso tangiblie, con un libro, il suo desiderio di tradurre in parole, immagini e riflessioni fatte nell’arco dei suoi quarant’anni. Ha così usato citazioni di autori che ha letto e che l’avevano colpita, descritto malesseri di donne che ha incontrato, ripercorso piccoli drammi legati alla registrazione quotidiana dei giorni che passano.

Il libro è un esempio di scrittura pulita, professionale, a tratti particolarmente riuscita, ma troppo fredda per fare dell’intera storia una lettura coinvolgente.



Emanuela Grasso  (18-01-2005)

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