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Come prima delle madri
Come prima delle madri
Simona Vinci 
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Romanzo, Italia 2003
330 pp.
Prezzo di copertina € 10,50
Editore: Einaudi , 2003
ISBN 8806168231


Einaudi

Pietro si risveglia improvvisamente in una camera che non è la sua; sente un respiro vicino ma sa che non appartiene a nessuno dei suoi familiari. Si trova in collegio, per un motivo che non conosce e con un compagno di stanza mai visto prima. Ogni mattina bisogna alzarsi presto, lavarsi con acqua gelida e, dopo aver sistemato la camera, seguire lezioni tenute da preti rigidi e impenetrabili. Dovranno passare diversi mesi prima che possa finalmente tornare a casa, dato che il collegio chiude a causa della guerra. Purtroppo anche a casa la vita è cambiata. La mamma non è più la stessa e la guerra ha stravolto i pensieri e le abitudini della famiglia e dei domestici. Ma la notizia più triste è quella che riguarda Irina, la sua migliore amica. I mesi passano e Pietro non si sente più un bambino, ha quasi tredici anni e la vita diventa sempre più difficile e complicata.

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Come prima delle madri: Lo sguardo candido dei bambini e le crudeltà della vita

A volte il tempo si muove in modo strano. Va avanti veloce e poi torna indietro. Oppure il contrario. Il tempo, a volte, fa come gli pare.

Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza è sempre difficile. Ancora di più quando si è lontani dalla famiglia; quando si torna a casa e l’equilibrio fra i genitori vacilla. Quando le persone care non ci sono e quelle che sono rimaste sono diverse, lontane, problematiche. Quando la guerra dilaga, quando si respira un’aria gelida e la neve congela la campagna.

Seguendo la tecnica definita “focalizzazione interna”, il narratore presenta tutti gli avvenimenti dal punto di vista di Pietro, prima bambino poi adolescente, in modo che il lettore possa seguire la sua crescita e immedesimarsi perfettamente nella mente di un tredicenne. È molto ricorrente, ad esempio, la descrizione dei suoi sogni, pieni di simbologie, in cui riaffiorano confusamente ricordi, volti e sensazioni passate.

Già abituati alla bravura della scrittrice (anche nel suo precedente romanzo Dei bambini non si sa niente Simona Vinci ha esaminato l’interiorità dei più piccoli), stavolta siamo spiazzati dall’alternanza delle voci narranti. Nel prologo si racconta di un bambino (solo più avanti sapremo che è Pietro) che ritrova un cadavere sul greto di un fiume. Nei primi capitoli una voce ancora eterodiegetica (alla terza persona) descrive il collegio. Dopo una ventina di pagine la scrittura diventa corsiva e la narrazione omodiegetica (in prima persona) e al femminile. È un corpo dentro l’acqua, straziato dal dolore, dalla fastidiosa sensazione di sabbia negli occhi e sapore di sangue in bocca. Ancora per tutto il libro alla narrazione della vita di Pietro si alterna una voce femminile e soltanto alla fine, come in un avvincente thriller psicologico, scopriremo la sua identità e i suoi segreti.

Il grande talento della scrittrice si rivela nell’indagine psicologica adolescenziale soprattutto quando si affronta il tema della sessualità. Pietro, crescendo, passa dalle amorevoli carezze materne alle sensazioni di puro piacere. All’inizio inconsapevole, non riesce a capire e controllare le reazioni naturali del corpo. Quando invece scoprirà l’universo femminile esplorando il corpo di Nina (un’adolescente a servizio della famiglia), si sentirà un po’ più uomo e prenderà coscienza dei cambiamenti dovuti alla crescita.

La caratteristica di Simona Vinci è la capacità di trasmettere lo stupore tipico dei bambini e di richiamare alla mente del lettore sensazioni provate ma ormai dimenticate, relegate nella parte più intima della coscienza e offuscate dal tempo. Tutto con uno stile semplice ma profondo, una scrittura colorita ma molto triste. Già l’incipit richiama la morte e il tema percorre tutta la narrazione: un senso mortifero di malinconia è il filo conduttore del testo. Gli avvenimenti narrati sono drammatici non soltanto per la guerra che incombe ma soprattutto per le giovani vite spezzate: la morte di un adolescente è ancora più nera perché uccidendo un bambino si uccide la speranza, si uccide la gioia, si uccide il germe stesso della vita. La scrittura, quindi, diventa denuncia, analisi di una società marcia già negli anni passati. Oltre che romanzo di formazione, Come prima delle madri è la testimonianza della violenza più grande che possa esistere; è una critica aperta alla società adulta che, troppo occupata in faccende pratiche, non si accorge del disagio dei più piccoli ed è incapace di proteggerli. Il romanzo è anche un giallo pieno di descrizioni cruente, di misteri e di immagini agghiaccianti che si ricostruiscono soltanto alla fine.

Sempre più avvincente, sempre più tragica e impressionante, la lettura prosegue lasciando un senso di profonda angoscia e una visione nera di un’umanità sorda ai richiami, talvolta silenziosi, dei bambini.



Sabrina Sciabica  (28-12-2004)

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