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Nero l'albero dei ricordi, azzurra l'aria
Nero l'albero dei ricordi, azzurra l'aria
Rosetta Loy 
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Romanzo, Italia 2004
243 pp.
Prezzo di copertina € 16,50
Editore: Einaudi , 2004
ISBN 88-06-17220-4


Einaudi

I furori della vita e dell’amore nei giorni stravolti dell’ultima guerra, dalla campagna d’Africa alla strage di Sant’Anna di Stazzema.

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Nero l'albero dei ricordi, azzurra l'aria: Una famiglia nella guerra

Non so che succederà di noi i prossimi giorni, il mio reparto è stato dislocato a sud e siamo un’altra volta in mezzo al deserto. Il giorno si crepa di caldo ma la notte mi è molto utile il maglione ricavato dalla lana del mio materasso da bambino. Come vedi la vita gira sempre in tondo.

“Sono tornata a Gravello e senza scendere dall’automobile mi sono fermata a guardare dalla strada”: inizia così, con una distanza di spazio e di tempo, il libro della memoria di Rosetta Loy, con un titolo che è un verso di Sylvia Plath, Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria, un contrasto di buio e di luce, un’immagine di rami nodosi che riscattano un lutto nello splendore del cielo. La voce narrante, quella di Giulia, si sente solo nel breve capitolo introduttivo, per lasciare il posto ad una terza persona che rievoca vent’anni della storia di una famiglia nella più grande storia d’Italia, senza un ordine cronologico preciso, spostandosi nel tempo- gli anni di guerra, il 1941, il 1943 e ’44, e poi il dopoguerra e la ripresa economica degli anni ’60, tra Venezia, Roma, Gravello, l’Africa. C’è una linea sottile di separazione, mai detta, tra un “prima” e un “dopo”, tra quando la famiglia era al completo, padre e madre e loro tre, Lucia e Giulia e Ludovico, e quando di Lucia si parla al passato, “così avrebbe detto Lucia”, o proprio non se ne parla affatto. Perché quello che è successo a Lucia è il ricordo più nero di cui Giulia riesce a parlare solo alla fine. “Prima” è anche l’ultima vacanza al Lido di Venezia, quando con loro c’era anche lo studente Marcello Mussi per dare ripetizioni a Ludovico- e Ludovico aveva scoperto Dumas, e Lucia si era innamorata del ragazzo che manovrava l’ascensore, e Marcello di una ragazza bionda. Si torna a Roma e improvvisamente la vita è sconvolta- la famiglia si rifugia nella villa di Gravello, Marcello viene mandato in Africa. E poi la guerra arriva anche a Gravello, quando i tedeschi requisiscono gli alloggi, ma si respira sempre un’aria da società bene, è come avere degli ospiti in divisa. Ben diversa l’esperienza di Marcello- e qui cambia il registro narrativo, perché la guerra nel deserto, Tobruk e El Alamein, il caldo e la sporcizia, il sangue e la malaria, l’inadeguatezza dell’esercito italiano, vengono raccontati nelle lettere che Marcello scrive alla ragazza bionda di Venezia. “Dopo” è il ritorno da Gravello a Roma, la morte del padre e l’amante della madre, il primo amore di Giulia e il socialismo, l’amicizia di Ludovico con lo studente che inventa la formula del liquido per pulire l’argento: è incominciato il boom economico dell’Italia piena di iniziative e di voglia di vivere. “Dopo” è anche la delusione di Marcello che trova la ragazza bionda con un bambino in braccio- si tirano tutte le fila, le storie hanno una qualche conclusione, prima di proseguire in un futuro aperto. E’ rimasta indietro Lucia, di cui finalmente conosciamo il destino che si è compiuto dopo la strage di Sant’Anna di Stazzema. A Rosetta Loy si addice molto il romanzo della memoria- le sue frasi e le sue parole hanno uno straordinario potere evocativo, una musicalità suggestiva, la capacità di creare immagini poetiche soffuse di una dolcezza e di una malinconia che sono proprie del ricordo. E la durezza della guerra è filtrata da chi ne viene sfiorato o da chi- come Marcello- vuole in qualche modo proteggere chi ama.

Marilia Piccone  (25-11-2004)

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