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Niente, pił niente al mondo
Niente, pił niente al mondo
Massimo Carlotto 
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Romanzo, Italia 2004
69 pp.
Prezzo di copertina € 7
Editore: e/o , 2004
ISBN 88-7641-635-8


e/o

Il breve e intenso racconto di una tragedia familiare consumata, come tante che riempiono la cronaca nera dei giornali, tra le mura domestiche, ma generata da quel mondo “esterno” capace di creare inutili illusioni che si infrangono contro la realtà con la violenza dei sogni irrealizzati.

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Niente, pił niente al mondo: Sogni da discount

Il medico gli ha detto che era colpa dello stress - capirai che scoperta, mica ci vuole una laurea per capire che ritrovarti a spasso con una famiglia da mantenere qualche pensiero te lo fa venire per forza - e anche un po' del fumo e del colesterolo e gli ha prescritto il Viagra. Più di 80 euro a confezione per quattro pastiglie. Di ticket neanche a parlarne. Il che significava per otto scopate al mese 160 euro.
Eliminiamo la ciulatina della domenica pomeriggio - ho detto ad Arturo - così dimezziamo la spesa, visto che 80 euro al mese per dodici fa 960 all'anno. 200 euro in più di un tuo stipendio per farti drizzare l'uccello. Vedi di farti passare lo stress.


Dopo il bellissimo L'oscura immensitą della morte, Carlotto affronta di nuovo un tema fortemente drammatico e anche qui ci inchioda alla lettura senza possibilità di fuga.
In pochissime pagine tratteggia magistralmente il disagio di una vita senza qualità, quella dei nuovi poveri che non lo sembrano ma lo diventano ogni giorno di più. Una vita faticosa fatta di giornate sempre uguali, passata a guardare cosa succede agli altri più fortunati che siano i nuovi divi della televisione (uno per tutti, Costantino), o le signore borghesi presso le quali si presta servizio, a cercare di far quadrare i conti, nella ricerca spasmodica di improbabili sconti in discount di periferia, nel cuore sempre la speranza di una vincita alla lotteria, ultima risorsa di chi non ha più la forza di credere in se stesso per cambiare vita.
Sotto la forma di un lungo monologo, il racconto è una confessione inconsapevole e a suo modo lucidissima di un'insoddisfazione che con tragica naturalezza conduce ineluttabilmente al dramma e alla distruzione.
Dopo aver letto il libro non sarà facile entrare in un discount senza credere di riconoscere nella signora alla cassa la protagonista, immaginando i suoi sogni da supermercato e le sue illusioni da cattiva televisione. Più efficace di un trattato di sociologia sull'infelicità di vivere in un mondo in cui non c'è proprio più niente che possa offrire un barlume di serenità.
La Torino del libro, anche se solo vagamente accennata, ricorda forse la Marsiglia di Vivere stanca di J. Claude Izzo con la sua umanità alla deriva.


Brunella Silvestrini  (24-11-2004)

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