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La badante
La badante
Paolo Teobaldi 
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Romanzo, Italia 2004
147 pp.
Prezzo di copertina € 14
Editore: e/o , 2004
ISBN 88-7641-620-X


e/o

Un ricco pensionato si innamora della sua badante. Una delle storie più castamente erotiche scritte in questi ultimi anni.

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La badante: Un amore involontario

Ore 9 circa: seconda uscita.
La mattina dei giorni dispari, tempo permettendo, andava a camminare: partiva da solo ma poi trovava sempre qualche compagno di strada. Il lunedì percorreva due volte, nelle due direzioni, il vialone del mare, 3 km esatti dal porto alla ferrovia, per un totale di 6 km. In autunno e in inverno, quando in spiaggia non c’era nessuno, camminava sulla battigia, e a volte fino ai campeggi e a Fosso Sejore: 10 km tra andata e ritorno.


Dà un’occhiata all’orologio del palazzo delle Poste Pietro Carbonara, il protagonista del romanzo di Paolo Teobaldi, La badante, nella prima pagina del libro. E subito dopo pensa al quadrante senza lancette del film di Bergman in cui un vecchio professore sogna di essere morto: niente come un orologio fa pensare allo scorrere del tempo ed è il tempo, quello passato, quello presente, quello che resta da vivere, che è il vero soggetto del romanzo, attraverso la storia di un amore tardivo che ha la freschezza e la mancanza di malizia di un amore adolescenziale. Con la consapevolezza che è l’ultimo regalo che la vita concede e che bisogna prenderlo con gratitudine, per non diventare come il professore de “Il posto delle fragole”. Pietro Carbonara ha 63 anni e da poco tutto è cambiato nella sua vita: è andato in pensione, le figlie si sono sposate e abitano lontano, la moglie è morta. Lui continua ad abitare nel fantastico superattico con vista su Pesaro, il suo tempo è perfettamente diviso tra i vari impegni. E’ il pensionato perfetto, Pietro Carbonara: sveglia alla mattina presto, i giornali, il caffè al bar, e poi le varie attività, quelle dei giorni pari e quelle dei giorni dispari- la marcia lungo il litorale, le esercitazioni al poligono, il canto con la polifonica, la fotografia. E gli incontri con i vecchi amici del gruppo dei quattro: l’Ingegnere (ma è un prete), il Professore (anche lui in pensione), la Superiora (primario dell’ospedale, unico assente giustificato perché è morto da poco), e lui (soprannominato il Loico, o il Laico, ex presidente del tribunale dei minori). Un giorno, però, ci si mettono le figlie, a suggerirgli di assumere qualcuno che si prenda cura di lui, così loro non staranno in ansia a saperlo solo. Una governante- nel loro vocabolario gentile; una badante- in quello di lui. E comunque la badante o la governante entra in casa, è una moldava dagli occhi verdi, si chiama Olga Ivanova. Gli accordi iniziali sono precisi- la casa è così grande, è come se lui facesse un’opera di bene- gli ha detto don Ettore l’Ingegnere-, ognuno se ne sta per conto suo, cucina separata, lui non ha bisogno di niente. Le storie d’amore sono tutte prevedibili: una pioggia improvvisa, il riparo sotto un ombrello, lo strascico di un’influenza, lui fa da mangiare per lei, il resto è scontato. Prevedibile anche la reazione delle figlie, appena fiutano qualcosa. Imprevedibile (o forse sì, visto che si sa pochissimo del passato di Olga, solo che ha delle brutte cicatrici sulla schiena) il colpo di scena con Carbonara che usa un’arma da fuoco come se fosse al poligono di sparo. Ma tutto finisce bene, sono tutti contenti, anche le figlie- e non poteva essere diversamente con un personaggio così equilibrato, così accattivante con le sue piccole manie, i ricordi dell’infanzia con un padre veterinario, del primo bacio strappato alla moglie, delle figlie bambine (e lui continua a pensare a loro come “le bambine” anche adesso- un tocco delicatissimo di psicologia dei genitori). Belle le istantanee di Pesaro, vista con l’occhio di chi ne segue con affetto i cambiamenti, delicata la storia, in un giusto equilibrio tra malinconia e sorriso.

Marilia Piccone  (23-10-2004)

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