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Teoria e tecnica dell'artista di merda
Teoria e tecnica dell'artista di merda
Claudio Morici 
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Saggio, Italia 2004
156 pp.
Prezzo di copertina € 16
Editore: Valter Casini , 2004
ISBN 88-88807-88-8


Valter Casini

Un attore diplomato all'accademia che porta pizze a domicilio. Un pubblicitario che sfrutta il cinismo della sua agenzia per imparare a scrivere. Un pittore che scopre la paternità e cambia mestiere. Cosa accomuna questi e altri personaggi? Il tema centrale di Teorie e Tecniche dell'Artista di Merda sono le strategie di sopravvivenza. Le modalità, semplici o complesse, per sopravvivere con la propria arte o continuando a farla. Magari col secondo lavoro. Oppure spendendo poco e rubando libri al supermercato. Meglio ancora nascondendo le proprie velleità e diventando lavoratori indefessi. Ma non mancano i casi in cui la propria sopravvivenza fisica o psicologica è un'arte in se stessa. Senza bisogno d'altro.

Hanno collaborato, anonimi esclusi: Marco Andreoli, Miriam Bendia, Pino Boresta, Andrea Carbone, Miriam Bendia, Stefano Buonamico, Chiba, Cristiano de Majo, Marco Mario de Notaris, Evian, Matteo Galiazzo, Gianluca Gigliozzi, Maurizio Guarini, Stefano Lentini, Gianfranco Marziano, Luca Tombolini, Guido Visentin.


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Teoria e tecnica dell'artista di merda: Speriamo di non diventare artisti

…Nell’inferno devi trovare ciò che inferno non è
e devi farlo durare e devi dargli spazio.


Idem come sopra. Questo fenomenale Teoria e tecnica dell’artista di merda dovrebbe finire nelle facoltà di sociologia e nelle spettabilissime strutture in cui si studiano, oddio, scrittura creativa, design, copywriting e via dicendo. Dovrebbe permettersi di abbattere, attraverso i suoi spaccati di realtà, le peggiori velleità di quella che oggi viene chiamata arte.
La miglior forma artistica, d’altronde, oggi pare essere la difficile arte di sopravvivere e di non lasciarsi fagocitare da mostri sacri come il lavoro e, paradossalmente, tutto ciò che ha la pretesa di essere alto, nobile, migliore. Bisogna sopravvivere ai cliché e all’abbattimento dei cliché, ai giornali di bassa lega, ai quotidiani tutti uguali, ai telegiornali, a Maria De Filippi, alla elevazione a valore del rampantismo, al fumo negli occhi, ai mestieri sottopagati, ai governi e alla legge. Pure alla nuova orda di avvocati, ecco.
Come fare?
Di fondo, la raccolta di racconti, storie, esperimenti di Teoria e tecnica dell’artista di merda suggerisce che la risposta sta nella cara, vecchia “aurea mediocritas”, in quel “vivi nascosto” che un tempo era sinonimo di saggezza e che, all’oggi, appare sacrilegio.
Solo nel coltivare le proprie passioni in un’ottica “carbonara”, infatti, si può riuscire a preservarle dall’appiattimento, da una loro trasformazione in merce di scambio, dalla loro inevitabile corruzione.
Gli "artisti di merda", se non dimenticheranno di essere tali e se non eleveranno il loro status a simbolo, possono essere visti come gli ultimi, inguaribili romantici, o come quelle persone capaci di vedere ciò che inferno non è e di dargli spazio.
Rilke parlava di “poeti nel tempo della povertà”, gli unici in grado di cogliere le tracce della divinità nel dominio della tecnica e del linguaggio che uccide il senso delle cose. Guardando il mondo, non è oggi difficile pensare a un tempo di grande povertà.
In questo maremagnum chi è degno di essere chiamato artista? L’assiduo frequentatore di vernissage o l’attore che consegna pizze a domicilio? L’inquieta scrittrice che lavora nei call-center (Miriam Bendia, davvero brava) o l’ennesimo scandalo letterario? Meditate, gente. Meditate.

D’altronde, se di merda trattasi e parafrasando De Andrè: "Dal Letame nascono i fior, il che è come andare contenti a Quel Paese, perché ormai ci vanno tutti e qualcosa di bello dovrà pur esserci."



Martina Montauti  (09-10-2004)

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