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Il paese delle meraviglie
Il paese delle meraviglie
Giuseppe Culicchia 
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Romanzo, Italia 2004
327 pp.
Prezzo di copertina € 14
Editore: Garzanti , 2004
ISBN 88-11-62039-2


Garzanti

Attila e Zazzi, che frequentano insieme il primo anno di ragioneria vicino Torino, diventano presto grandi amici, pur essendo molto diversi. Attila è timido e sogna spesso ad occhi aperti, ha una madre bigotta, un padre operaio, una sorella universitaria ed un nonno anarchico. Zazzi è un neonazista, per lui Hitler è un idolo, ricorre alla violenza in ogni occasione e non ha nessuna voglia di studiare. Le loro vicende si intrecciano con quelle del loro tempo: è il 1977 e le mode, la politica e le problematiche sociali incidono inevitabilmente sulle loro vite.

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Il paese delle meraviglie: l'Italia del 1977 attraverso gli occhi di due adolescenti

Tipo che all’inizio sembra una storia inventata. Giusto perché oggi ci tocca l’Inferno, della serie Lasciate ogni speranza voi ch’entrate ecc. ecc.
Mollo: "Ho male all’utero".
Zazzi: "CAZZO dici?"
Mollo: "Ho male all’utero".
Zazzi mi guarda. Io guardo Mollo. Mollo guarda Zazzi. Si tiene la pancia piegato in due.


Vero protagonista di questo romanzo è il 1977, vissuto da due adolescenti che vorrebbero cambiare il mondo, ma che non sanno bene da dove cominciare. L’unica cosa certa è che non vogliono diventare come i propri genitori.
Gli unici adulti con un ruolo positivo sono la sorella di Attila, che è riuscita ad uscire dal microcosmo familiare e studia a Milano, ed il nonno, anarchico convinto e disincantato, sempre pronto a dare lezioni di vita.
Politica, terrorismo, primi amori, moda e musica: con questo i protagonisti si confrontano ogni giorno, tra problemi adolescenziali e professori che hanno fatto il sessantotto e non perdono occasione per ricordare che la loro era vera lotta, in un mondo dove non sempre tutto è come sembra. Ed un finale amaro che farebbe venire voglia di urlare, come fa uno dei protagonisti.
Giuseppe Culicchia nel 1977 aveva dodici anni e con Il paese delle meraviglie ricorda a tutti un anno importante nella vita italiana, con tanto di cronologia alla fine del romanzo per ricordare gli elementi più importanti di quell'anno.
Questo romanzo è stato definito politicamente scorretto (Zazzi preferisce ricorrere alla violenza fisica e verbale piuttosto che portare avanti una conversazione civile), irriverente e ridondante, ma ha un ritmo veloce che permette al lettore di immedesimarsi nei protagonisti (anche se non si condividono le loro scelte), riportandoci ad un’età che risulta sempre conflittuale, qualunque sia la società intorno. Un libro difficile da dimenticare, che fa rivivere un periodo di storia italiana attraverso lo sguardo semplice e a volte un po’ ingenuo di un adolescente, Attila, costretto a diventare grande troppo in fretta.
Per chi non ha vissuto in prima persona quell’anno, un modo per viverlo attraverso dei personaggi nei quali è facile ritrovarsi.


Barbara Leone  (18-09-2004)

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