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Volevo solo dormirle addosso
Volevo solo dormirle addosso
Massimo Lolli 
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Romanzo, Italia 1998
171 pp.
Prezzo di copertina € 13,50
Editore: Limina , 1998
ISBN 88-88551-48-4


Limina

Marco Pressi è un giovane manager. Laura, la sua bellissima fidanzata, lo ha appena lasciato senza che lui ne sia riuscito a capire il motivo.
Nell’azienda multinazionale dell’informatica per cui lavora gli viene offerta la dirigenza, un bonus di venti milioni di lire, macchina e telefono aziendale. Ma tutto ha un prezzo: avrà tutto questo solo se riesce in meno di tre mesi a “dismettere” venticinque dipendenti attraverso il sistema degli incentivi all’uscita.
Comincia una cinica e parossistica rincorsa dell’obiettivo che lo porterà molto oltre ciò che si aspettava.


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Volevo solo dormirle addosso: Poveri Manager

E’ morto l’amore. Alla coppia si sono sostituite delle reti di relazioni utilitaristico-affettive, sistemi di scambio etici, poiché fra i partners vi è reciprocità ed equità nello scambio di utilità e affetti; sono morte la gratuità e la dipendenza. Il management è come l’amore. Nel management, come nell’amore, si dirige ciò che non si conosce, e si conosce ciò che non si dirige. Ha amato solo il management. Non posso vivere senza il management. Odio l’organizzazione, adoro il management.

Uscito già nel 1998, e dopo ben tre ristampe, Volevo solo dormirle addosso esce ora nella sua rinnovata seconda edizione in occasione dell’imminente uscita del film (con Giorgio Pasotti) tratto da questo piccolo fenomeno letterario.
Sono quelle giuste ricompense che di tanto in tanto toccano in sorte ad editori di nicchia molto attenti a ciò che di originale si muove nel panorama letterario italiano.
È certo che Massimo Lolli abbia portato qualcosa di nuovo, e – si aggiunge - di piacevolmente garbato, in un momento dove pare che gli editori più importanti si siano concentrati nella pubblicazione di diari e confessioni hardcore pseudo letterarie di teen ager, cubiste, ex attrici porno e via dicendo.
La quarta di copertina, ingannevolmente, lascia presagire una versione tutta italiana di un romanzo post yuppie, ma poi si scopre che l’universo dei sentimenti e l’arcipelago della complessità dei rapporti umani (uomo-donna) e lavorativi (azienda-manager) sono il vero obiettivo dell’autore.
Lolli, infatti, ha probabilmente inventato un nuovo sottogenere letterario da qualcuno ribattezzato “sentimentale-aziendale”.
Il suo scrivere risente infatti in modo decisivo della sua formazione professionale di manager esperto di gestione delle risorse umane non solo nella forma (l’inglese aziendale abbonda) ma anche nella sostanza (le teorie aziendalistiche applicate alla vita sono tra i passi più divertenti).
Il momento di crisi umana e sentimentale di Marco Pressi, il giovane formatore di una multinazionale hi tech protagonista del romanzo, corre parallelo alla sua parabola professionale: lasciato da una fidanzata che “gli è entrata dentro”, viene promosso da formatore-selezionatore a “killer”. Il suo avanzamento di carriera è condizionato dal “segare” venticinque dipendenti in meno di tre mesi.
Il problema di Pressi sul lavoro passa improvvisamente dall’impostazione di una lezioncina sul “problem solving” a dover dire ad un povero cristo che da domani non ha più un impiego perchè l’azienda che gli fornisce il sostentamento non lo vuole più e fargli quindi firmare un accordo per la sua “dismissione”. Il problema di Pressi nell’amore è che l’improvvisa e non compresa rottura di Laura lo ha svuotato e lasciato in una situazione di caos emotivo e mentale molto simile a quella di caos materiale in cui si trova il suo appartamento.
I due problemi si sommano perché, contrariamente a ciò che ha sempre pensato, tutto l’apparato teorico di cui Pressi è padrone non lo aiuta a risolvere né il primo né il secondo problema.
Pressi perde così il controllo della sua esistenza, perché il confronto con l’emozionalità e l’umanità irresistibili di cui è fatta la vita, l’amore e il lavoro lo travolgono. Non riesce a contenerli dentro i suoi schemi razionali e ed allora questi debordano, fuoriescono e travolgono.
Ma alla fine non potrà che starci simpatico (nel senso proprio della etimologia greca della parola) questo primo della classe in crisi, a dispetto della sua aria da saputello e della sua battuta sempre pronta e un po’ scostante. Perché la sua sconfitta è in fondo quella di un uomo di fronte all’ultima frontiera della modernità: la deumanizzazione dei rapporti umani, sia quelli professionali che sentimentali.
A Marco Pressi quindi non rimarrà che aggrapparsi ad una scena, forse sognata, e all’umanità del padre che, in pigiama e di fronte alla famiglia, si lancia nella goffa imitazione di un discobolo. Il piatto che tiene in mano gli parte e vola fuori dalla finestra della cucina nella campagna e nella notte. Tutti ridono.


Mariapaola Pernice  (11-09-2004)

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