Todaro
Un commissario napoletano trapiantato in Abruzzo, una vedova enigmatica, un burattinaio ucciso durante il suo spettacolo e lo sfondo di indagini che si accavallano a una storia d'amore. Il trionfo dei personaggi, l'autore un grande caratterista.
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Dottor Prisco, io siciliano sono, e lei napoletano è… di mafia e camorra ce ne intendiamo, no? - Adesso gli ammiccava allusivo. - Insomma, se un ministro della repubblica dichiara pubblicamente che con la mafia bisogna conviverci fa una minchiata enorme, ma tra di noi, qui, addetti ai lavori per così dire, lo sappiamo che vero è! Che fai, lo pigli a schiaffi un questore? Gli dici che quello che in bocca a un ministro è una minchiata, detto da un questore è un tradimento? Prisco non era il tipo, e poi "tradimento" è una parola che ha un suono ingombrante, e a lui piacevano le parole e i concetti semplici. E però quello che Santapaola aveva detto gli pesava sullo stomaco e stava cercando un modo per non condividerne la responsabilità.
Un commissario che va di moda, questo Prisco che ci regala Mazzotta in un romanzo leggero e allo stesso tempo coinvolgente. Di moda, perché di personaggi così sembra che i gialli, letterari o televisivi che siano, non possano fare più a meno. Prisco, acuto e casereccio allo stesso tempo, riesce in un’impresa senza movente e con un morto che nessuno conosce. Belli i caratteri dei personaggi, interessante questa fidanzata Agnese, il suo ruolo accanto a lui, questo Curti che non sembra badare troppo alle convenzioni sociali che lo circondano.
Diremmo che la chiave di questo lavoro fresco e accattivante è la spontaneità. Quasi che la ricercatezza stia lì, dietro le tende di una madia da cucina datata ma che all’epoca ha fatto storia. Come quei ristoranti apparentemente semplici ma in realtà curati e studiati nel dettaglio, perfettamente intonati al borgo caratteristico che li ospita. Mazzotta fa un po’ questo nel suo romanzo: ci restituisce una dimensione bucolica sì, ma non deteriore. Paesaggistica, ma non provinciale. Rilassata ma non addormentata. Doppia anima, questa storia, come l’Abruzzo nella quale si ambienta: terra semplice e naturale (come lo stile che la dipinge) ma che sa essere dura e aspra come l’omicidio di un burattinaio ucciso a colpi di pistola durante il suo spettacolo proprio in pieno ferragosto proprio mentre per gli altri è tempo di riposo. Non parleremo della trama, ovviamente, ci basta dire che la lettura è piacevole e che importanti sono i dialoghi: mai accennati e che quando si entra nel ritmo del romanzo, regalano davvero la piacevole sensazione di essere seduti al tavolo con i protagonisti. Il ritmo c’è insomma, e lo sviluppo della trama anche. E non sfugge neppure l’attività del nostro che in quanto medico legale, oltre che scrittore, ci dimostra di sapere sempre di che cosa sta parlando.
Chiara Lico
(04-09-2004)
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