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Una stanza tutta per gli altri
Una habitaciòn ajena
Alicia Giménez-Bartlett 
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Romanzo, Spagna 1997
295 pp.
Prezzo di copertina € 14
Traduzione: Maria Nicola
Editore: Sellerio , 2003
ISBN 88-389-1903-8


Sellerio

Nelly Boxall fu assunta come cuoca nella casa di Leonard e Virginia Woolf nel 1916 e vi rimase fino al 1934. Il suo rapporto con gli illustri padroni di casa, a dispetto dei molti anni passati insieme, attraversò fasi alterne di cui si ritrovano tracce nei diari della scrittrice inglese. Sono proprio questi diari ed in particolare le notazioni spesso lusinghiere nei confronti della cuoca ad aver fornito a Alicia Giménez lo spunto per il suo romanzo. Supponiamo infatti che anche la domestica, per una sorta di spirito di emulazione nei confronti della sua datrice di lavoro, tenesse un diario. Ecco un modo per raccontare le vicende del gruppo di Bloomsbury e dei suoi tempi da un punto di vista decisamente inusuale. Il diario di Nelly Boxall percorre all'incirca 18 anni di traversie di casa Woolf, del gruppo di intellettuali più importante del suo tempo e di tutta la Gran Bretagna, stretta nella morsa della Grande Guerra prima e nella crisi economica poi.

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Una stanza tutta per gli altri: Quelli di Bloomsbury visti dalla cucina

Se questo diario non l'avessi scritto io e un bel giorno dovesse cadere nelle mie mani, cercherei di scrivere un romanzo su Nelly, sul suo personaggio. Tutta la storia fra noi, gli sforzi miei e e di Leonard per liberarci di lei, le nostre riconciliazioni.

Dopo le recenti elaborazioni sia letterarie sia cinematografiche delle vicende dei coniugi Woolf viste in Le Ore, esce anche in Italia Una stanza tutta per gli altri che, a partire dal titolo che riecheggia in chiave sottilmente polemica l'Una stanza tutta per sé della scrittrice inglese, propone una lettura interessantissima del microcosmo del gruppo di Bloomsbury.

La struttura portante del romanzo è la ricostruzione (assolutamente convincente anche se inventata) della storia del rapporto tra Nelly Boxall - cuoca - e Virginia Woolf - stella della letteratura - che, in diciotto lunghi anni, si trasforma da ammirazione sconfinata, ad affetto malgrado tutto, all'odio che determina l'addio definitivo tra le due protagoniste. Le due donne, pur riconoscendosi vicendevolmente come persone fuori dal comune, si confrontano duramente sia sul piano strettamente personale di una crescente intolleranza reciproca che su quello delle idee, con la cuoca a mettere il dito sulla piaga delle contraddizioni tra l'egualitarismo femminista esibito in pubblico e l'incapacità privata della scrittrice di abbandonare le cattive abitudini della classe di cui è profondamente parte.

Questa sfera privata è abilmente inserita nel contesto politico sociale della fine della Prima Guerra Mondiale e di un dopoguerra che fu durissimo per i lavoratori inglesi. Particolarmente interessanti le considerazioni relative alle condizioni dei lavoratori domestici di quel periodo, in bilico tra la semi schiavitù tradizionale, che li voleva proprietari di poche cose ammassate nelle camerette messe a loro disposizione dai padroni di casa e di fatto privi del più elementare diritto di autodeterminazione, e la concezione moderna e professionale di quel tipo di lavoro, che ne avrebbe radicalmente modificato le condizioni di vita.

Parlando di Una stanza tutta per gli altri si è spesso ricordato il Gosford Park di Altman nel suo concentrarsi sui rapporti e sulle influenze reciproche tra il mondo dei piani nobili e quello delle cucine. Alicia Giménez-Bartlett aggiunge un ulteriore piano di interazione, quello tra la moralità piccolo borghese della cuoca e dei suoi colleghi impiegati nelle residenze del gruppo di Bloomsbury e l'assoluta noncuranza per le convenzioni (politiche, sessuali, economiche, sociali) dei padroni di casa. Il risultato immaginato dalla scrittrice spagnola è un'osmosi che porta i domestici non solo ad assuefarsi agli eccessi cui assistono ogni giorno, ma addirittura a vedere se stessi come un gruppo in qualche modo privilegiato, un'elite rispetto ai colleghi impiegati in case più convenzionalmente alto borghesi.



Marco Dellantonio  (31-07-2004)

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