Dopo le recenti elaborazioni sia letterarie sia cinematografiche delle vicende dei coniugi Woolf viste in Le Ore, esce anche in Italia Una stanza tutta per gli altri che, a partire dal titolo che riecheggia in chiave sottilmente polemica l'Una stanza tutta per sé della scrittrice inglese, propone una lettura interessantissima del microcosmo del gruppo di Bloomsbury.
La struttura portante del romanzo è la ricostruzione (assolutamente convincente anche se inventata) della storia del rapporto tra Nelly Boxall - cuoca - e Virginia Woolf - stella della letteratura - che, in diciotto lunghi anni, si trasforma da ammirazione sconfinata, ad affetto malgrado tutto, all'odio che determina l'addio definitivo tra le due protagoniste. Le due donne, pur riconoscendosi vicendevolmente come persone fuori dal comune, si confrontano duramente sia sul piano strettamente personale di una crescente intolleranza reciproca che su quello delle idee, con la cuoca a mettere il dito sulla piaga delle contraddizioni tra l'egualitarismo femminista esibito in pubblico e l'incapacità privata della scrittrice di abbandonare le cattive abitudini della classe di cui è profondamente parte.
Questa sfera privata è abilmente inserita nel contesto politico sociale della fine della Prima Guerra Mondiale e di un dopoguerra che fu durissimo per i lavoratori inglesi. Particolarmente interessanti le considerazioni relative alle condizioni dei lavoratori domestici di quel periodo, in bilico tra la semi schiavitù tradizionale, che li voleva proprietari di poche cose ammassate nelle camerette messe a loro disposizione dai padroni di casa e di fatto privi del più elementare diritto di autodeterminazione, e la concezione moderna e professionale di quel tipo di lavoro, che ne avrebbe radicalmente modificato le condizioni di vita.
Parlando di Una stanza tutta per gli altri si è spesso ricordato il Gosford Park di Altman nel suo concentrarsi sui rapporti e sulle influenze reciproche tra il mondo dei piani nobili e quello delle cucine. Alicia Giménez-Bartlett aggiunge un ulteriore piano di interazione, quello tra la moralità piccolo borghese della cuoca e dei suoi colleghi impiegati nelle residenze del gruppo di Bloomsbury e l'assoluta noncuranza per le convenzioni (politiche, sessuali, economiche, sociali) dei padroni di casa. Il risultato immaginato dalla scrittrice spagnola è un'osmosi che porta i domestici non solo ad assuefarsi agli eccessi cui assistono ogni giorno, ma addirittura a vedere se stessi come un gruppo in qualche modo privilegiato, un'elite rispetto ai colleghi impiegati in case più convenzionalmente alto borghesi.
Marco Dellantonio
(31-07-2004)
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Le storie non finiscono mai, forse, ma c'è un momento in cui diventano altre. Di altri. E quello è il momento in cui ci si può fermare. E si può raccontarle.]