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La donna che visse per un sogno
La donna che visse per un sogno
Maria Rosa Cutrufelli 
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Romanzo, Italia 2004
340 pp.
Prezzo di copertina € 14,50
Editore: Frassinelli , 2004
ISBN 88- 7684-777-4


Frassinelli

Cinque mesi nella vita di una donna d’eccezione che morì durante la rivoluzione francese per tener fede ai suoi ideali.

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La donna che visse per un sogno: Una donna nella Rivoluzione

"Voi? Voi possedete sufficiente spirito per difendervi da sola", mi sbeffeggia il cittadino Naulin. Difatti non è questo che mi spaventa, cittadino: cos'altro ho fatto in tutta la mia vita? Mi sono dovuta difendere come donna. Ho dovuto difendere le mie opinioni. Non solo. Come donna, ho dovuto difendere il fatto stesso di avere un'opinione.

“Liberté, égalité, fraternité”: è questo il sogno per cui visse e per cui morì Olympe de Gouges, la protagonista del romanzo storico di Maria Rosa Cutrufelli, La donna che visse per un sogno. O meglio, visse e morì perché si mantenesse fede agli ideali nel nome dei quali si era fatta la rivoluzione e si era giustiziato il re di Francia. Libertà di azione e di pensiero e di parola- e invece lei era stata arrestata per un suo scritto in cui richiedeva per il popolo il diritto di votare per scegliere il governo; libertà di pensiero e di parola per la donna da sempre asservita all’uomo- ed era stata per sbeffeggiarla che, al processo, non le era stato concesso un avvocato difensore: era capace di difendersi da sola, no? Da luglio a novembre 1793, tra Tours e Parigi, la storia di Olympe de Gouges viene raccontata da voci molteplici, tutte di donne, che si susseguono, si rubano la parola, riprendono il filo del discorso dove un’altra l’ha lasciato. La prima a parlare è la diciannovenne Hyacinthe, seguita da Olympe stessa, e sarà Olympe a chiudere il libro, preceduta da Hyacinthe: sono i due personaggi principali, perché Hyacinthe diventerà l’erede ideale di Olympe. Hyacinthe che ha reso nonna Olympe, senza sposarne il figlio perché il matrimonio è cosa da ancien régime, che “cresce” in quei cinque mesi, leggendo gli scritti della donna che finisce per ammirare incondizionatamente e che l’ha trasformata da moglie e madre nel “piccolo gufo insonne” che non teme più di uscire da sola per le strade di Parigi. E veniamo a sapere della vita di Olympe, del marchese che era il suo vero padre, del matrimonio forzato con un uomo più vecchio, del suo grande amore e del dolore per la perdita della figlia, dei drammi che ha scritto e fatto rappresentare, in parte da Olympe stessa e in parte dalla serva fedele, l’unica che si permette di chiamarla con un nomignolo, “la mia Babichette”. Le altre donne raccontano del presente, dall’arresto alla prigione, alla fuga nella casa di cura e di nuovo la cella prima del processo e della ghigliottina: c’è la ragazzina che l’ha denunciata per eccesso di zelo, la guardiana del carcere e la compagna di cella, la prostituta e la signora la cui vita è stata prolungata di nove mesi per permetterle di partorire prima di morire, la pittrice che gestisce dei bagni pubblici sulla Senna. Ognuna parla di lei, Olympe, la ragione ardente che conquista chiunque l’avvicini, e insieme parla di se stessa e di quello che avviene a Parigi. Ci sono appena stati i funerali di Marat, la gente fa la coda per trovare qualcosa da mangiare, c’è chi ricorda il furore della presa della Bastiglia e la morte del Re, Robespierre- che per Olympe è un demagogo, “una zanzara ambiziosa”- diventa presidente della Convenzione. E, sullo sfondo, Parigi che è cambiata, una città in cui non si riesce più a distinguere la festa dalla minaccia, perché “il boia è travestito da gentiluomo”. Ci sarebbe piaciuta, forse, una maggiore differenziazione nei registri di linguaggio, ma il libro di Maria Rosa Cutrufelli è un bel romanzo che fa vivere nelle sue pagine una storia privata nella storia pubblica.

Marilia Piccone  (31-07-2004)

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