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Malacappa. Diario di una ragazza 1943-1945
Malacappa. Diario di una ragazza 1943-1945
Giancarla Arpinati 
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Biografia, Italia 2004
179 pp.
Prezzo di copertina € 12,50
Curatore: Brunella Dalla Casa
Editore: Il Mulino , 2004
ISBN 8815096493


Il Mulino

Diario degli anni di guerra che l'autrice ventenne scrisse fra il 1 gennaio 1943 e il 17 giugno 1945. L'autrice è la figlia di Leandro Arpinati, uno dei massimi esponenti del fascismo negli anni Venti, poi caduto in disgrazia. In questo diario, scritto con la leggerezza dell'età ma irrimediabilmente influenzato dalle contraddizioni della storia, emergono tutte le inquietudini di una ragazza, ma anche tutta la profonda inquietudine sociale ed umana che regnavano in Italia in quel tempo.

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Malacappa: Diario di una ragazza

Il primo, il più metodico, il più violento, il più inesorabile degli squadristi bolognesi.

La storia non perdona. O meglio. E' la vita che non perdona e solo in seguito diventa storia, si cristallizza nel passato, in un giudizio fermo e spesso inconfutabile, pena l'accusa di revisionismo. Leggere Malacappa vuol dire, innanzitutto, leggere la vita di una ragazza la cui esistenza gravitava tra i privilegi della sua condizione e gli svantaggi che questa comportava. Se un padre è anche un uomo, per così dire, discutibile, come bisognerebbe giudicare sua figlia e, domanda ancor più cruciale: come, sua figlia, dovrebbe giudicare lui? Tali questioni sono, per lo più, oggetto di chi riesce a rassicurarsi solo attraverso i dogmi. Bisognerebbe sempre ascoltare tutte le voci, prima di prendere posizione. La storiografia insegna questo: il confronto, lo studio attento delle fonti; è poi la storia che spesso assume i colori di chi la guarda.
Malacappa è, innanzitutto, una fonte. E' un ritratto inedito di un uomo che è stato parte di una zona oscura della suddetta storia. In secondo luogo è una prospettiva: femminile, delicata, a volte anche leggera e innocente. E', infine, una lettura. Piacevole, ben scritta, mediata dal languore della nostalgia, del passato che sa mitigare anche il giudizio presente. Non si può prescindere da queste tre possibili chiavi di interpretazione, o si rischia di cadere in quelle interminabili discussioni che pretendono di sancire la bontà o la cattiveria di un uomo, dimenticando che questi, in quanto tale, comprende sempre entrambi gli estremi.


Martina Montauti  (06-07-2004)

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