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Addio, maremma bella
Addio, maremma bella
Alfio Cavoli 
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Saggio, Italia 2004
238 pp.
Prezzo di copertina € 10
Editore: Stampa Alternativa , 2004
ISBN 88-7226-782-X


Stampa Alternativa

Addio, Maremma bella nasce con l'intento di far conoscere il passato glorioso dell'area maremmana, zona oggi profondamente mutata dalla speculazione edilizia e dal turismo. Può sembrare strano che sia necessaria una pubblicazione di questo genere, per ricordare le bellezze passate della Maremma, ritenuta uno degli angoli più incontaminati d'Italia. In realtà questa zona, durante gli anni sessanta fu oggetto di una forsennata crescita edilizia, priva di piano regolatore e di rispetto dell'ambiente. Erano gli anni del boom, del Il Sorpasso di Dino Risi, che non a caso fu girato proprio da quelle parti. Nel giro di pochi anni, come racconta minuziosamente Alfio Cavoli, il lavoro e la cultura contadina scomparvero per lasciare il posto alla cementificazione di alcune aree costiere e dell'entroterra. Il racconto della vita semplice e faticosa dei contadini maremmani e dei butteri si pone in aperto contrasto con la frenesia e la ricchezza dei moderni abitanti di quelle stesse zone.

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Addio, maremma bella: un paradiso naturale

Temevamo che il tempo si mettesse a fare il cattivo; ma che si scatenasse un uragano era un pensiero assolutamente estraneo alla nostra mente, allorché la Maremma redenta cominciò a mettere sul mercato del mattone, per la gioia dei palazzinari, 'gli ultimi paradisi': i ' paradisi da comprare'. Correvano gli anni Cinquanta - Sessanta del secolo scorso; e un giornalista di grande sensibilità culturale, l'elbano Carlo Laurenzi, già puntava l'indice - dalle pagine del Corriere della Sera - sui "vandali moderni" che si apprestavano a sfigurare una terra favolosa. Ciò nonostante, è probabile che non credesse al peggio; perché per credere al peggio occorre un'immaginazione perversa.

Sebbene il libro di Cavoli disegni un panorama tutt'altro che roseo per la Maremma, occorre sottolineare come negli ultimi anni siano state fatte molte cose per arginare i danni della speculazione edilizia degli anni cinquanta e sessanta. Nonostante vi siano ancora oggi molte zone devastate da quella cementificazione selvaggia, nella mentalità dei maremmani sembra farsi strada una maggiore consapevolezza delle reali potenzialità del proprio territorio. Indubbiamente, la Maremma resta ancor'oggi una delle zone meno ricche della benestante Toscana, ma può vantare un patrimonio naturale e artistico, in definitiva, ben conservato. Agli occhi un turista la Maremma può apparire un paradiso naturale, se lo si confronta con gli scempi di altre parti d'Italia. L'arrivo improvviso del turismo in quell'area fu un toccasana per l'economia locale, legata per lo più alla terra, all'allevamento o al lavoro nelle fabbriche siderurgiche, che da qualche centinaio di anni funestavano e funestano il paesaggio. In compenso, assieme all'arrivo della modernità cessò il diffondersi della malaria, che ancora negli anni cinquanta falcidiava intere famiglie. La ricchezza e la modernità, come insegnava Verga, portano con sé un prezzo da pagare, che talvolta sembra essere troppo alto per i vantaggi che ci sanno dare.

Simone Bardazzi  (03-07-2004)

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