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Inviato di guerra
Inviato di guerra
Pietro Suber 
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Reportage, Italia 2004
201 pp.
Prezzo di copertina € 14
Editore: Laterza , 2004
ISBN 88-420-7104-8


Laterza

Dall'Afghanistan all'Iraq, una raccolta di reportage dalle zone più "calde" del pianeta.

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Inviato di guerra: Verità e menzogne

Riviste, tv e quotidiani fanno a gara ogni giorno per presentare la storia più sensazionale, al limite dell'immaginabile. [.] Tanto, anche se molto è frutto della fervida fantasia dei loro inviati, saranno in pochissimi ad accorgersene.

Nel film "Prima della pioggia" di Manchevski, uno dei protagonisti, Aleksandar, si chiedeva quanto la sua presenza come fotoreporter in zona di guerra potesse provocare l'uccisione di un uomo. Nella società dello spettacolo, l'informazione è sempre più intrattenimento, e anche i soldati, di conseguenza, si mettono in posa e sparano per far contenti fotografi, giornalisti e cameramen. Per far sì che le immagini siano più reali della realtà. Non importa se il colpo che parte vada a bersaglio, uccidendo. Importa soltanto costruire una serie di immagini, un servizio che possa alimentare costantemente il mostruoso meccanismo mediatico che privilegia gli effetti speciali - anche se falsi - ai contenuti.

In questa raccolta di reportage, Suber sembra voler aggirare appositamente questo meccanismo, raccontando storie che parlano di sofferenze quotidiane e che riescono con efficacia a descrivere le emozioni di chi vive in zone di conflitto, dalla popolazione agli stessi inviati di guerra.

Le storie di Suber dall'Afghanistan e dall'Iraq riescono spesso a farci comprendere cosa accade al fronte attraverso la semplice narrazione dei dettagli, dei particolari che vanno a ricomporsi passo passo, suggerendo quasi automaticamente il quadro della situazione. Come la partita di calcio giocata dalla squadra locale al confine tra Iraq e Kurdistan per la permanenza nella serie B turca. O, ancora, come la lettera di Hortense, giovanissima inviata francese in Afghanistan, che racconta il suo shock e la sua fuga dal fronte, dopo l'uccisione dei colleghi partiti con un convoglio di mujaheddin alla conquista di Kabul.

In questa sua sensibilità narrativa, l'autore affianca degnamente reporter del calibro di Robert Fisk e Ryszard Kapuscinski che da decenni viaggiano negli angoli più disparati e pericolosi del globo per raccontare verità diverse dagli stereotipi e dalle manipolazioni dell'informazione "ufficiale".

Rimane soltanto da domandarsi quale volto potrebbe avere il sistema dell'informazione se si spezzasse per un attimo la cortina dell'infotainment (information+entertainment), della spettacolarizzazione degli eventi, dei salotti televisivi popolati da presunti esperti, politici e soubrette.



Carlo Dojmi di Delupis  (25-06-2004)

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