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Tristano muore
Tristano muore
Antonio Tabucchi 
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Romanzo, Italia 2004
162 pp.
Prezzo di copertina € 14,50
Editore: Feltrinelli , 2004
ISBN 88-07-01646-X


Feltrinelli

Tristano, vecchio combattente partigiano, è ormai sul punto di essere sopraffatto da un male incurabile. Consapevole della vicinanza della fine, chiama presso di sé uno scrittore per affidargli i suoi ricordi. In una alternanza di stati di lucidità e di stati di alterazione provocati dal dolore e dalla morfina, l'uomo tenta di consegnare allo scrittore non solo la sua memoria, ma l'essenza stessa di ciò che è stata la sua vita. Toccherà allo scrittore raccogliere l'intricata matassa di scelte, casualità, azioni e pensieri che ne sono la sostanza, e di ordinarle nella trama della scrittura.

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Tristano muore: ipotesi su un’esistenza

Diceva Ferruccio che i sogni non si devono raccontare, perché è come dare l'anima. Gli ho sempre dato retta, ma con te non mi pare il caso, sei venuto per sentire una vita, hai fatto tanti chilometri, hai mollato tutto, ti meriti anche i sogni…

Tristano è stato un uomo che ha vissuto il suo tempo: ha partecipato alla guerra di liberazione del suo paese, è stato decorato per il suo coraggio, ha conosciuto la passione e il disincanto. Nel suo ultimo mese di vita, nella penombra di una stanza che lo protegge dal caldo estivo, sospeso tra il tempo immobile della malattia e quello discontinuo della memoria, Tristano racconta. Uno scrittore è ascoltatore muto di un lungo monologo nel quale si mescolano cose accadute e altre forse solo immaginate. Ma non ha importanza, perché quel che Tristano consegna in eredità sono le passioni, gli ideali, le debolezze e i dilemmi morali di un uomo e del suo secolo. Ha vissuto la lotta per la liberazione dal nazifascismo, i dubbi del dopo, gli anni del terrorismo, quelli dello strapotere mediatico e la crisi di un'intera civiltà. Tristano testimonia per il suo tempo oltre che per se stesso, per le donne che ha amato, per i libri che ha letto e per i nemici che ha ucciso.
Ma perché questa testimonianza assuma un senso, c'è bisogno della parola che spieghi e racconti, perché senza di questa ciò che è dato di conoscere della vita degli uomini è soltanto ciò che accade all'esterno, la pura sequenza di azioni e di fatti, ma non i pensieri e le intenzioni che li hanno generati. Per questo Tristano ha chiamato ad accompagnarlo nel suo ultimo tratto di strada uno scrittore.
Nel flusso discontinuo dei pensieri di Tristano si coagula la materia prima della sua esistenza. Una materia disordinata, spesso sfuggente. Le sue parole sono schegge vaganti di quella materia, che diviene ed è destinata a svanire se non c'è qualcuno a catturarla attraverso la scrittura.
Le parole dello scrittore, chiamato a sua volta a testimoniare per quella esistenza, dovranno diventare principio ordinatore, dare senso alle azioni, rendere visibili i pensieri, fissare le parole per sempre, forse tradendone però la natura autentica.
Eroe scettico, Tristano dubita del valore esemplare della sua vita, così come dubita della affidabilità della scrittura come testimonianza attendibile. Tuttavia ha solo due scelte: custodire l'essenza della propria esistenza e svanire senza lasciare traccia, oppure fissarla attraverso la parola scritta, sottoponendola quindi al rischio della falsificazione. Tristano accetta il rischio di questa seconda ipotesi, e la tensione generata dalla consapevolezza del rischio percorre tutto il suo monologo.
Ma è la voce di Tristano quella che stiamo ascoltando, sia pure cristallizzata nella scrittura come "un fossile candito nel quarzo", suo è realmente il punto di vista, oppure è già la parola tradita, che di Tristano mima soltanto il punto di vista? Questo è il rischio che Tabucchi lascia a noi, quello di addentrarci nel racconto della vita di Tristano come in un labirinto di specchi, dove difficilmente sapremo distinguere il corpo dalla sua immagine riflessa.


Paola Dell'Armi  (11-06-2004)

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