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La fine della strada
The End of The Road
John Barth 
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Romanzo, Stati Uniti 1958
275 pp.
Prezzo di copertina € 10
Prefazione: Simone Barillari
Traduzione: Aldo Buzzi
Editore: Minimum Fax , 2004
ISBN 88-7521-001-2


Minimum Fax

Jacob Horner, insegnante di inglese, si trasferisce in una cittadina della provincia americana dove diventa ospite fisso dei coniugi Rennie e Joe Morgan con cui sviluppa un'ambigua e controversa relazione.

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La fine della strada: Improvvisazioni sull'anima - alla riscoperta di John Barth

Per ora basti dire che per gran parte del nostro tempo, se non sempre, siamo tutti dispensatori di ruoli, ed è saggio chi si rende conto che il suo dispensare ruoli è, nel migliore dei casi, un'arbitraria deformazione della personalità degli attori; ma è anche più saggio chi vede, oltre a ciò, che questo arbitrio è probabilmente inevitabile, e sembra ad ogni modo necessario se uno vuol raggiungere il fine che desidera.

I personaggi, l'ambiente, lo stesso tema sembrerebbero fare di La fine della strada una coda ingombrante de L'opera galleggiante: insegnanti logorroici, linde e un po' asettiche periferie urbane, nevrosi in carriera, legami in rapida trasformazione. In realtà se L'opera galleggiante tratteggiava la rete mutevole dei rapporti umani, La fine della strada punta una linea d'ingrandimento sui nodi, sulle intersezioni, sugli agganci. Il protagonista, Jacob Horner ("Ero un uomo di notevole onestà entro limiti di un dato stato d'animo, ma avevo poca resistenza") diventa il vertice di un triangolo, una figura geometrica particolarmente cara a John Barth, che vede i coniugi Joe e Rennie Morgan alle altre due estremità. Ognuno di loro, con una maschera diversa, con i repentini cambiamenti di umore, con le mille piccole deviazioni della vita quotidiana e del suo linguaggio vengono indirizzati in un abbraccio ambiguo, carico di presagi perché la loro comunicazione viaggia da un estremo all'altro: dai silenzi imbarazzati alle risate isteriche, dalle lunghe speculazioni filosofiche a battute ingolfate di sarcasmo. Un'orchestrazione di parole ("Ma in fondo al cuore sono ancora un arrangiatore: il mio massimo piacere, nel campo della scrittura, è prendere una melodia preesistente e improvvisando come un jazzista all'interno dei limiti di quella melodia, riorchestrarla a seconda della mie esigenze) che trascina il lettore nel vortice di Jacob Horner e dei suoi ospiti, un dramma che si percepisce riga dopo riga, una mutazione che non concede nulla ai protagonisti, che vengono travolti dalla loro stessa storia. L'abilità di John Barth sta nel trasformare il lettore in una sorta di voyeur, suggerendogli poche indicazioni, ma mettendolo sempre in condizioni di vedere l'intera scena, di percepire la tensione di un dialogo, di assecondare le vite alla deriva. Tutto lì, perché poi La fine della strada è la dimostrazione pratica di quello che John Barth disse in un'intervista di qualche anno fa: "Nella storia della letteratura, i grandi romanzi sono sempre riusciti a mettere in scena dei grandi problemi, senza richiedere una guida alla lettura o un testo che spiegasse al lettore, dal di fuori, a cosa stava andando incontro". Per tutte le altre notizie riguardanti John Barth, vale l'esauriente prefazione di Simone Barillari che, con un sintetico apparato biografico arricchisce non poco la riscoperta di La fine della strada e aggiunge un tassello importante alla collana minimum classics.

Marco Denti  (21-05-2004)

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