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Terre rosse
Terre rosse
Roberto Valentini 
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Romanzo, Italia 2002
141 pp.
Prezzo di copertina € 13
Editore: Todaro , 2002
ISBN 88-86981-45-7


Todaro

Il cronista Carlo Castelli, una volta giornalista sulla cresta dell'onda e grande appassionato di vini, indaga, nel comune di Maranello dove è tornato a stabilirsi, sulla misteriosa morte della moglie di un potente avvocato e grande collezionista di Ferrari. Tra una bottiglia e l'altra la soluzione di una torbida storia di provincia fatta di macchine e soldi lo andrà a trovare a casa.

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Terre rosse: un sogno fatto di lamiera

Quel cervellone non mai capito che una Ferrari è fatta d'anima, non di meccanica, di sangue non di ferro, di passione non di ragione. Mi ha detto una volta il vecchio, dietro i suoi occhiali scuri come la pece e quel naso aquilino: "Un'auto la devi prima sognare, vedere e toccare come fosse davanti a te. Solo dopo puoi iniziare a costruirla".

Che bella sorpresa (almeno per il sottoscritto che non ha, ma rimedierà prontamente, letto il primo romanzo di Valentini, Impasto perfetto, edito sempre per i tipi della Todaro). Dopo aver letto questo Terre rosse, è d'obbligo inserire il nome di Roberto Valentini fra gli autori di qualità del romanzo giallo e nero che la nostra letteratura sta sfornando con ritmo sorprendente.
In primo luogo, come non manca di far osservare nella sua prefazione Massimo Carlotto, che di quel novero fa certamente parte, Terre rosse è un romanzo scritto bene. Lo stile secco, che meglio si addice al genere, ha infatti quelle impennate fatte di immagini che fulminano e rimangono impresse nella memoria, con la perentorietà e la forza delle verità assolute rivelate.
Vanno a proposito menzionate le pagine in cui si descrivono le miriadi di sensazioni olfattive e gustative, e non solo, in cui si perde il protagonista, il giornalista Carlo Castelli, quando apre una delle sue pregiate bottiglie di vino.
Ma al di là di questo, quello che colpisce è che ancora una volta, e forse si può iniziare a parlare di una vera e propria scuola italiana, il giallo è intriso della realtà sociale e politica del nostro paese. Addirittura in molti tratti l'impegno a fotografare questa realtà prende il sopravvento sulla trama, che una volta era l'unica sostanza. L'intreccio, che emerge solo nelle ultime pagine, è in verità semplice e la sua soluzione cerca il protagonista, e non il contrario, un po' come nella letteratura nera e hard boiled. Ciò che rimane, oltre ad una storia amara di smania di possesso, è una provincia italiana piccola e al tempo stesso internazionalmente famosa ed unica al mondo. Una terra mitica quella intorno a Maranello, o meglio un luogo dove i sogni sono diventati realtà fisiche, prodigi di meccanica.
E' proprio dentro il sogno del cavallino rampante che Valentini ci conduce, portandoci fino all'ossessione che il sogno talvolta diventa. Ossessione che germoglia nella noia della vita di provincia, bramosia di esclusività che attecchisce su una terra piatta, tutta uguale che prende vita quando viene tagliata in due da un bolide rosso la cui vista dà tutti i brividi che solo una vita vissuta al massimo sa dare. Un sogno, appunto, fatto di bulloni.
Su questo sfondo in primo piano, si muove, cauto e discreto, quasi in punta di piedi Carlo Castelli. Uno di quei personaggi, altro merito di Valentini, che ti restano appiccicati addosso per la loro umanità semplice e vera. Carlo è un giornalista, una volta sulla cresta dell'onda e poi travolto da "mani pulite", che si è rifugiato nella sonnolenta provincia modenese, sotto il cui suolo scoprirà l'agitarsi di impetuose correnti e torbide spirali fatte di passioni dai contorni sfumati e dalle tonalità sommesse. Passioni sussurrate nel silenzio della pianura talvolta rotto solo dalla musica di un motore con dentro un'anima al posto dei pistoni.


Simone Veritiero  (17-05-2004)

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