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La ferita di Vishinskij
La ferita di Vishinskij
Gaetano Savatteri 
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Romanzo, Italia 2003
300 pp.
Prezzo di copertina
Editore: Sellerio , 2004
ISBN 88-389-1885-6


Sellerio

1985. Una ragazza, Maddalena Pancamo, cade da un traghetto diretto in Sicilia in circostanze misteriose ed annega. Omicidio? Suicidio? Incidente? Il caso viene archiviato, forse un po' frettolosamente. 1943. Un alto ufficiale dell'Armata Rossa, Vishinskij, viene ferito da un gruppo di 'picciotti' in circostanze misteriose. La faccenda viene messa a tacere. A questi ed altri aneddoti sparsi lungo pių di un secolo si intreccia l'odio tra due famiglie siciliane, quella dei Pancamo e quella dei Pintacorona. Leonardo Lo Nardo indaga sul caso di Maddalena fino ad esserne ossessionato, e scopre una trama oscura e segreta che lega ogni cosa e che affonda le sue radici in un odio antico e profondo.

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La ferita di Vishinskij: Saeculasaeculorum

(...) Eppure li compriamo, li spolveriamo, li trasferiamo con cura da una casa all'altra, li prestiamo con apprensione, li ignoriamo con rimorso. L'ossessione per la parola scritta, per la grammatura della carta, per le legature, per i fregi. L'ossessione per le parole, che ci sopravvivono.

Fogli di carta per arance. Leggeri, colorati, decorati, che si scartano con uno scricchiolio fragrante e svelano il profumo di grosse arance siciliane. E sotto a quello strato leggero la buccia rugosa, che viene via facilmente. Poi la sostanza bianca e spugnosa, dal lieve sentore amaro. E infine gli spicchi, da mangiare uno ad uno, tutti diversi. Il secondo romanzo di Gaetano Savatteri č una piacevolissima sorpresa, e come un'arancia nasconde strati diversi, sapori, profumi, segreti. La saga di queste due (o sarebbe meglio dire tre?) famiglie che da centinaia di anni si rincorrono e si intrecciano in una spirale di vendette, odio, sospetti e calunnie č davvero complessa, affabulatoria: cosė il linguaggio di Savatteri, la sua scrittura che muta a seconda dell'epoca nella quale si svolgono i fatti narrati nel labirinto del suo romanzo. All'intreccio giallo dell'inchiesta di Lo Nardo, condotta con un piglio farcito di dubbi e di aritmie che tanto devono, ad esempio, al sommo Sciascia, si affianca la sfavillante invettiva dialettale del Luglio 1912 (forse il capitolo pių bello del libro), la magia arcaica dell'Agosto 1793, il fumoso e cupo complottare del Dicembre 1943, e naturalmente il Settembre 1985, nel quale si compie il destino di Maddalena Pancamo, la presenza che aleggia in ogni pagina e che tormenta i sogni del protagonista, fino all'imprevedibile finale. Una storia inquietante, che con una maggiore asciuttezza nello stile, rinunciando a qualche ridondanza virtuosistica, e magari sbilanciandosi con pių coraggio verso il noir, avrebbe potuto tranquillamente aspirare al titolo di miglior romanzo italiano dell'anno. Ma che comunque rimane un'ottima prova d'autore, peraltro adattissima ad una riduzione cinematografica, sempre che i nostri cineasti si degnino di rinunciare al loro minimalismo di maniera e si decidano a tornare a raccontare storie.

David Frati  (03-05-2004)

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