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Lo specchio nero
Lo specchio nero
Franco Cardini  Leonardo Gori 
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Romanzo, Italia 2004
429 pp.
Prezzo di copertina € 14,45
Editore: Hobby & Work , 2004
ISBN 88-7133-837-5


Hobby&Work

Un orefice fiorentino viene trovato morto sul treno in arrivo da Parigi. Aveva l'incarico di copiare un antico simbolo del potere del tesoro di Moctezuma per un museo che Hitler voleva inaugurare a Norimberga.

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Lo specchio nero: un'inchiesta del capitano Arcieri

Il museo dovrà raccogliere le copie di alcune opere molto particolari. Oggetti inestimabili, va da sé, ma soprattutto cruciali simboli del potere, di ogni razza e religione. Queste repliche, tutte perfette, opera degli artigiani più abili, daranno al museo un carattere assolutamente nuovo, rivoluzionario. Chi lo visiterà avrà come la storia del mondo davanti agli occhi, attraverso i simulacri della forza.

Ritorna il capitano Arcieri in un romanzo a quattro mani, scritto da Leonardo Gori e dallo storico Franco Cardini, Lo specchio nero. Questa volta, però, il personaggio principale non è Bruno Arcieri ma il tedesco Dietrich von Altenburg, una figura insolita, complessa e un poco inquietante. In verità c'è un triangolo al centro de Lo specchio nero, perché riappare nel romanzo Elena Contini che avevamo conosciuto in Nero di Maggio e che era apparsa di sfuggita negli altri due romanzi della serie (Il passaggio e La finale). E il triangolo formato dal capitano dei Carabinieri, dalla ragazza ebrea di cui Bruno è innamorato e dal tenente delle SS, assume una triplice valenza, come motore della trama gialla del libro, e poi su un piano di rapporti più strettamente personali, scatenando la gelosia di Bruno nei confronti del tedesco, e su un piano più squisitamente "politico", poiché si tratta, in fin dei conti, di una simpatia tra un membro delle famigerate SS e un'ebrea, per quanto aristocratica, colta, raffinata ed "esteticamente" ariana. Il capitolo iniziale si apre sulla rappresentazione di un'opera di Verdi, a Firenze. E'il 9 maggio 1938- la stessa settimana, quindi, degli avvenimenti narrati in Nero di Maggio, quella della visita del Führer alla città dell'arte. Due persone si allontanano dal teatro, una è Hitler, l'altra è Dietrich, un uomo che sembra più un artista, con quei capelli biondi un po' lunghi, che un SS messaggero di morte. Ed è una faccenda d'arte, quella di cui i due si occupano: Hitler è interessato al pettorale di Moctezuma, conservato in un museo fiorentino, e, sulla via del ritorno, parlerà anche, con Dietrich, del quadro di Böcklin, L'isola dei morti. Due pezzi d'arte che segnano la vicenda che, con uno stacco temporale, prende l'avvio due anni dopo, quando, senza conoscersi, sia Elena sia Dietrich si trovano alla stazione di Firenze ad aspettare Anagni, un noto orefice che dovrebbe arrivare con il treno da Parigi. Ma Anagni viene trovato morto su quel treno. Tra Parigi e Firenze si svolgerà quindi la trama, alla ricerca dei gioielli di età precolombiana che Hitler avrebbe voluto avere per un museo che raccogliesse tutti i simboli del potere. Due società segrete si fronteggiano- perché naturalmente c'è chi si oppone a questa smisurata autoglorificazione di un megalomane-, due uomini diversissimi tra di loro per nazionalità, cultura, estrazione sociale, sembrano a volte collaborare per un unico scopo e a volte scontrarsi, perché prevalgono, da parte di Bruno, la diffidenza, l'antipatia epidermica e la gelosia nei confronti di Dietrich. Fino a quando Bruno Arcieri riesce a trovare il distacco necessario, risolvendo il caso con la lucidità e razionalità che sembrava aver smarrito, scoprendo anche i motivi delle ossessioni di Dietrich per il quadro di Böcklin: un incubo che molti altri tedeschi devono aver condiviso in quegli anni. Interessantissima e accurata, come al solito, la ricostruzione storica e ambientale, e, anche se alcuni dialoghi risultano a volte un poco pedanti, l'interesse e la tensione narrativa trascinano il lettore fino al sorprendente epilogo: qualcuno avrebbe potuto cambiare il corso della Storia?

Marilia Piccone  (30-04-2004)

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