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L'eccesso della visione-Il cinema di Dario Argento
L'eccesso della visione-Il cinema di Dario Argento
Roy Menarini  Giulia Carluccio  Giacomo Manzoli 
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Saggio, Italia 2003
274 pp.
Prezzo di copertina € 19
Editore: Lindau , 2003
ISBN 88-7180-373-6


Lindau

Dario Argento è uno dei pochissimi registi del cinema italiano contemporaneo che possono reggere senza imbarazzo il peso dell'appellativo "classico". I suoi film sono un punto di riferimento, in patria e all'estero, e su di essi si è ormai accumulata una vastissima letteratura. Parlare di Dario Argento significa interpretare una dimensione importante e negletta del cinema italiano e sfidare la consuetudine dei discorsi critici fin qui prodotti. Significa guardare a occhi aperti le innovazioni di un regista che ha pochi modelli e vanta numerose imitazioni e che da giovane iconoclasta poco amato dalla cultura ufficiale è assurto ad autore a tutto tondo, celebrato dai "Cahiers du cinéma". Il cinema di Argento non è solo un sublime gioco spettacolare a uso e consumo degli amanti dell'horror, ma un luogo di rielaborazione dell'immaginario sociale e culturale del nostro paese, oltre che un deposito di forme espressive destinato a influenzare il cinema di genere.
Il volume contiene scritti di G. Barrera, C. Bisoni, A. Boschi, G. Canova, G. Carluccio, R. Censi, S. Colombo, S. Della Casa, M. Gervasini, G. Lucantonio, F. Maiello, G. Manzoli, R. Menarini, G. A. Nazzaro, J.-F. Rauger, J.-B. Thoret, F. Villa.


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L'eccesso della visione: Argento è prezioso, ma i tempi d'oro sono passati

L'opera di Argento appartiene al sublime, emozione tanto ricercata dal romanticismo. Il sublime, come scriveva Burke, il suo primo teorico, è inseparabile da un effetto di violenza, persino di terrore, che è proprio il suo "principio fondamentale". Il rivelarsi del sublime è associato a un coinvolgimento totale dei sensi. (J.-B. Thoret)

Il volume proposto dalla Lindau, suddiviso in cinque parti, si articola attraverso sedici saggi che raccolgono altrettante testimonianze critiche. Si parte dall'analisi delle opere del regista romano, affrontata da diverse angolazioni semantiche ed estetiche. Qui, tra letture critiche complesse quando non farraginose (si veda il saggio di Giulia Carluccio, curatrice del volume assieme a Giacomo Manzoli e Roy Menarini) e goffi tentativi di rivalutazione della carriera di Argento dagli anni Novanta fino a "Nonhosonno", ogni film viene vivisezionato e studiato al microscopio, con la conseguente esaltazione delle più riconosciute cifre stilistiche, quali l'approccio visionario e la violenza grandguignolesca. Successivamente il volume si occupa del rapporto tra immagine e suono, che, secondo una famosa dichiarazione del regista, costituiscono una grande alchimia. Concludono il testo le sezioni che riguardano rispettivamente l'industria italiana del thriller, fortemente debitrice del prototipo argentiano, e i rapporti burrascosi che questo geniale artista, nonostante il suo crescente status di cult director, ha da sempre intrattenuto con gli organi di censura. Completano il tomo una lunga intervista a cura di Gabrielle Lucantonio ed un'esaustiva appendice biblio-filmografica.
Tanta attenzione critica doveva essere riservata al regista di "Suspiria" già vent'anni fa. Forse sarebbe servita come stimolo a proseguire sulla medesima strada senza la piattezza e le banalità che contraddistinguono i suoi lavori da "Trauma" in poi. Chiunque conosce a fondo Dario Argento, sa bene quanto egli ami essere amato.


Michele Pernice  (20-04-2004)

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