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Incubi quotidiani
Incubi quotidiani
Marco Lagazzi 
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Racconti, Italia 2004
123 pp.
Prezzo di copertina € 10
Editore: Caroggio , 2004
ISBN 88-89012- 05- 6


Caroggio

Ventiquattro storie. Nessuno scampo per chi legge e nessuna speranza per chi le vive. Un diario di orrori siglati dalla morte raccontati con la semplicità e il distacco di uno stile sotto vetro.

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Incubi quotidiani: Morti violente. Semplicemente quotidiane

La morale della storia di Silvano era che, quando si saltava a piedi uniti su un vecchietto, era meglio non mettersi gli scarponi.

Duro come tutto quel che fotografa la realtà senza preoccuparsi di coprirla con un velo. Doloroso come una delle tante pugnalate raccontate. Faticoso, scabroso. Anche macabro, se dobbiamo dirla tutta. Ma lucido. E pulito come solo un occhio clinico riesce a essere. Ventiquattro incubi quotidiani che siglano il trionfo della morte, nel vero senso della parola. Ventiquattro storie brevi, romanzate. Racconti dove la fantasia ha la sua parte ma non da protagonista.
Qui c'è l'esaltazione, in tono minore, del male osservato dalla parte di chi ci lavora a stretto contatto e che ormai lo vede con disincanto e disillusione. Non a caso la firma è di un criminologo, di uno psichiatra forense. Chi legge si trova a contatto con una realtà povera. Misera. Ma anche spietata e vera. Dove lo sfogo estremo diventa il massimo dell'affermazione di sé, l'unico riscatto possibile, la sola via di fuga. E i delitti si consumano uno dopo l'altro, pagina dopo pagina, senza sosta e senza pause. Ma non c'è preparazione e non c'è fiction. Arianna, "una bella ragazza di ventisette anni, dolce, gentile e calma". Distruggerà due vite, dopodiché si sveglierà stiracchiandosi, si muoverà a ritmo di musica, sottolineerà con un evidenziatore le offerte di lavoro in altre città e le richieste di acquisto di appartamenti, mentre sbocconcellerà una barretta di cereali allo yogurt. Oppure Andrea. Che disegna sul quaderno un uomo nero con la scritta gialla "Ho tanta paura" e poi verrà ammazzato dal padre per fare dispetto all'ex moglie. O ancora, Giovanni Mancinelli. Che morì malamente a sessantasei anni, a causa di un cane, una padella che sua moglie Elvira gli sbatté con forza sulla nuca dopo aver colto la sua ennesima alzata di spalle di fronte alla frittata di zucchini con insalata che lei aveva appena servito in tavola. Racconti. Brandelli di vite minori. Orrori che si leggono sulle cronache e che sono talmente miseri da far credere che si sia esagerato con la fantasia. Eppure agli esseri umani queste sventure capitano. Eccome. Lo sa bene Lagazzi, che ha imparato per mestiere a entrare nella mente delle persone, a tentare di comprenderla, di spiegarla al giudice. Perché lo psichiatra forense, scrive l'autore, sé guadagna il pane con gli incubi della città, li incontra ogni giorno, li conosce uno per uno per nome, è entrato nella loro mente, non potrà dimenticarli. E alla fine si trova davanti persone che sembrano diaboliche ma hanno una loro umanità, una loro tragedia personale. Individui soli. Perché chi muore è solo, lo sanno tutti, ma nessuno pensa che anche chi uccide è solo.


Chiara Lico  (25-03-2004)

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