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Stupid White Men
Stupid White Men
Michael Moore 
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Saggio, Stati Uniti 2001
305 pp.
Prezzo di copertina € 14
Traduzione: Edoardo Brugnatelli Matteo Colombo
Editore: Mondadori , 2003
ISBN 88-06-51787-5


Mondadori
michaelmoore.com


Ecco l'America degli ultimi anni, con un presidente eletto irregolarmente che ha dato potere a un manipolo di politicanti (i cosiddetti stupid white men) che hanno rapporti strettissimi con le più importanti multinazionali dell'energia e delle armi. Ecco l'America dei disastri ecologici e delle truffe internazionali, della democrazia fasulla e della guerra preventiva. Un paese che colleziona colpe e crimini in politica estera, in cui l'abbrutimento mediatico e l'ignoranza sono sovrani. Dove è disumano assistere allo sgozzamento di un coniglio ma é cosa normale vedere la polizia che spara a un povero disgraziato.

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Stupid white men: esportatori di democrazia

"E' stupefacente che io abbia vinto: mi sono battuto contro la pace, la prosperità e il vicepresidente in carica." G.W.Bush, 14 giugno 2001, durante un colloquio con il primo min. svedese G.Perrson, senza sapere che una telecamera era ancora in funzione.

Ritorna finalmente Michael Moore, ilare e provocatorio e con addosso la stessa energia di sempre. La missione non è cambiata: indurci a riflettere, da americano fiero di esserlo, sull'abisso di razzismo, ignoranza e orrore mediatico in cui versano i suoi connazionali, nonché sui disastri della politica estera e non degli ultimi anni.
Questo brillante pamphlet, che inizia con una lettera aperta al "Thief-in-Chief" Bush densa di accuse velenosissime ma piuttosto verosimili, ha rischiato di non uscire mai, dato che é stato stampato all'indomani dell'undici settembre, e il suo autore avrebbe potuto essere accusato di disfattismo o di essere "al soldo di una potenza straniera". Eppure, ora questo libro é nelle case di almeno 600.000 americani e di 120.000 tra inglesi e tedeschi, e si fa portavoce del fatto che il 60 per cento della popolazione americana é insoddisfatta di come stanno andando le cose. Probabilmente Moore se la cava meglio con la macchina da presa, ma riesce comunque a trasferire sulla carta la miscela di veleno e pragmatismo che ce lo ha fatto amare in Bowling a Columbine e a rimanere avvincente fino all'ultima pagina.
L'ultimo capitolo é presente solamente in questa edizione italiana (Mondadori), ed affronta temi relativi alla guerra in Iraq. Un piccola nota di demerito va alla traduzione, che é piuttosto approssimativa.


S. M.  (09-01-2004)

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