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I luoghi del delitto
I luoghi del delitto
Luigi Pintor 
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Romanzo, Italia 2003
78 pp.
Prezzo di copertina € 9,50
Editore: Bollati Boringhieri , 2003
ISBN 88-339-1491-7


Bollati Boringhieri

La riflessione disperata, intorno ai guasti del mondo e alle proprie inadempienze, di un uomo a cui è stata diagnosticata una malattia incurabile che gli concede solo pochi mesi di vita. Tanto amara da fargli scegliere di non curarsi quando scopre un possibile errore nella diagnosi senza appello del proprio medico.

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I luoghi del delitto: l'ultimo libro di Pintor

(...) votandomi per il resto della vita a tre nobili cause : il vero il giusto il buono. E a questo giuramento avrei tenuto fede, secondo l'insegnamento degli antenati, se fossi riuscito a sapere dove il vero il giusto e il buono si nascondono, dove diavolo stanno, che cosa li distingue dal falso dall'ingiusto dal cattivo.

L'ultimo libro di Pintor, uscito beffardamente a pochi giorni dalla sua morte per un tumore fulminante. Il Manifesto, giornale di cui è stato uno dei fondatori e direttore per tanti anni, ne pubblicò un piccolo stralcio in prima pagina per ricordarlo, e molti di noi associarono la vicenda del libro alla tragica fine di Luigi. Pensammo che un uomo fuori dal comune avesse scritto le sue ultime riflessioni conoscendo il destino che lo aspettava.
Poi gli amici più cari raccontarono che così non era, che la malattia l'aveva colto impreparato e portato via in un amen. Non cambia molto, se non l'angoscia di chi deve misurarsi con la morte annunciata, qui ed ora, perché lo spessore, la problematicità degli argomenti affrontati in questo libro vanno al di là del contingente, sembrano davvero le considerazioni finali di un uomo lucido e appassionato di fronte alla storia. Con un linguaggio fulminante riesce a sintetizzare fiumi di pensieri e discussioni. L'undici settembre viene rievocato in modo così asciutto: " ... è una caratteristica molto umana quella di brancolare nel presente arzigogolando sul futuro senza accorgersi che è già cominciato e viene a cena da noi. Si sa che un battito d'ala di farfalla in un giardino giapponese rimbalza su un pascolo svizzero, che un'increspatura del mar nero finisce nella laguna veneta, che una palla di neve su una cima precipita a valle come una valanga. Ma fa meraviglia e sgomento se la povera immagine di un bambino africano ischeletrito riappare in sovrastampa sulla struttura in acciaio di un grattacielo che crolla in occidente."
E il G8 di Genova: " Una città famosa per aver dato i natali a un marinaio che scoprì un continente sbagliando rotta è stata addobbata con festoni di plastica per una solenne cerimonia. Ma c'è stato un altro errore di calcolo e la solenne cerimonia è diventata una mattanza trasmessa in mondovisione. La città ha finalmente ritrovato l'antica fama."
Ma le parti più toccanti e originali sono quelle che scavano nel travaglio personale di un uomo che aspirava a "diventare un idiota che per i greci voleva dire stare in disparte con innocenza". Il protagonista affronta con coraggio la responsabilità degli errori, di quello che ha fatto, ma soprattutto di quello che non è riuscito ad evitare. E il titolo del libro, I luoghi del delitto, descrive scenari che non lo vedono protagonista di crimini più o meno efferati, ma nei quali matura la sua/nostra colpevolezza per delitto di omissione, di non intervento. Si è altrettanto colpevoli di chi commette il delitto, se non si fa nulla per impedirlo. Sia sul piano delle vicende personali, che su quello della storia collettiva, ci suggerisce il protagonista. Una versione dolente, quasi rassegnata, del battagliero monito di Guevara nell'ultima lettera ai figli, che invitava a vivere come un affronto personale ogni ingiustizia inflitta a qualsiasi rappresentante dell'umanità sofferente. Nulla di epico, ma non per questo meno importante. Una garbata nota a piè pagina di una vita che volge al termine. Qualcosa che porteremo dentro come uno stimolo, come un dubbio.


Sirio Paccino  (24-10-2003)

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