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L'amore è un cane che viene dall'inferno
Love is dog from hell: Poems
Charles Bukowski 
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Poesia, Stati Uniti 1977
213 pp.
Prezzo di copertina € 14,50
Traduzione: Katia Bagnoli
Editore: Guanda , 2003
ISBN 8882464083


Guanda

Cinquantaquattro poesie d'amore di un autore tuttora assolutamente unico nel panorama letterario: un fenomeno umano prima ancora che letterario. Bukowski ci spiega che cosa è per lui l'amore.

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L'amore è un cane che viene dall'inferno: l'amore secondo un "vecchio sporcaccione"

...sono arrivate altre macchine e me l'hanno/ nascosta./ poi l'ho rivista./ il vento le rialzava la gonna/ su lungo le cosce/ e io ho incominciato a stropicciarmelo./ sono venuto appena prima del suo autobus./ ho annusato il mio sperma/ lo sentivo bagnato contro le mutande/ e i calzoni./ era un orrendo autobus bianco/ e se la portò via./ uscii dal parcheggio/ pensando: sono un guardone assatanato/ ma quantomeno non mi/ sono fatto vedere./ io sono un guardone assatanato/ ma loro perché lo fanno?/ perché hanno quell'aspetto?/ perché lasciano che il vento faccia/ quelle cose?/ tornato a casa/ mi sono svestito e ho fatto il bagno/ uscito/ mi sono asciugato/ ho acceso il/ telegiornale,/ ho spento/ e/ho scritto questa poesia.

Quando si realizza che la raccolta di poesie d'amore che si sta per aprire porta il nome di Charles Bukowski, non si può non provare un brivido di inquietudine. Cosa succede se l'amore in lirica finisce tra le dita gialle della nicotina delle mille e mille sigarette di una "mosca da bar"? Inquietudine sì, ma anche curiosità su cosa è lecito attendersi da un libro così.
L'amore è un terreno minato nella vita come nello scrivere, ma, sorpresa (o forse no), per Bukowski non c'è problema. Bukowski è Bukowski, anche quando si tratta di scrivere delle poesie d'amore.
Forse questo scrittore non sarà un grande genio letterario, forse è stato fatto oggetto di un ingiustificato quanto ingiusto culto, ma di un fatto bisogna essere certi: le sue pagine trasudano la verità e la brutale immediatezza del suo irriducibile essere Charles Bukowski. Con tutto quello che ne segue, va aggiunto: la puzza di fumo e di alcol, il freddo ferro della sua pistola, la sua non etica, le mutande di qualche vecchia battona, le sue seghe prima di andare a dormire, la sua consapevole solitudine, insomma tutto il suo essere assolutamente ma sinceramente "politicamente scorretto".
Ebbene, le sue poesie d'amore sono così: spigolose, scomode, disturbanti. Perché c'è Bukowski dentro e perché il "vecchio sporcaccione" ci porta negli angoli sudici dell'amore invasi dagli scarafaggi, nei recessi dolorosi della contemplazione della propria meschinità di essere umano nelle relazioni, nella frustrazione di un'impossibile redenzione amorosa attraverso "una donna perbene", nella rassegnata consapevolezza di un amore mediocre anzi "minimo", nello squallore di un voyerismo da fermata di autobus.
Alla fine della lettura però ecco la catarsi, la liberazione. Questa valanga di maleodorante umanità non può evitare di travolgerci con la sua verità banale, prosaica, scomoda, ma terribilmente vera tanto da non poter essere ammessa facilmente, perché spiacevole, tranne che da Bukowski stesso che è l'incarnazione di quella umanità.
L'amore è anche quello raccontato dal vecchio Hank e chi se ne vergogna è perché forse vive la vita solo nella metà giusta, bella e pulita dell'umano universo.


Simone Veritiero  (14-11-2003)

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