Congedi balcanici
Balkanski Rastanci
Drazan Gunjaca
Romanzo,
Croazia
2001
212 pp.
Prezzo di copertina € 14
Traduzione: Srdja Orbanic Danilo Skomercic
Editore:
Fara
,
2003
ISBN 8887808635
Scheda Fara
Robi è un ex ufficiale della Marina Militare Iugoslava di origini croate, che dopo essersi congedato svolge la professione di avvocato. Il processo di disintegrazione della Iugoslavia è iniziato, con una deflagrazione di rancori secolari, relazioni sociali e legami affettivi. A tutto questo Robi oppone uno strenuo tentativo di mantenimento della normalità del vivere civile, mentre famiglie, amori, amicizie si disgregano travolti da conflitti nazionali e interetnici, e le più banali attività quotidiane diventano oggetto di difficile conquista.
La follia omicida innescata dalla guerra irrompe nella quotidianità di Robi quando, nel pieno di una festa di nozze di un parente, un giovane reduce in preda a raptus uccide uno degli invitati credendolo un cetnik.
Robi decide di aiutarlo, ma si scontra con il cinismo e l'ipocrisia dell'establishment. Soltanto nella consapevolezza del valore dei legami affettivi, quelli che la guerra mette alla prova e spesso riesce a distruggere, ritroverà le ragioni del vivere.
Congedi balcanici: quelli che vanno e quelli che restano
Alcuni se ne vanno, altri muoiono, altri ancora, frastornati dalla terribile atmosfera che li circonda, si rifugiano nell'alcol, nella follia, nell'isolamento.
Fin dalla prima pagina di Congedi balcanici, quella che alza il sipario sulla scena surreale di un interno borghese nel quale la televisione trasmette una miniserie umoristica di importazione mentre sotto scorrono i titoli delle notizie flash sull'andamento dei bombardamenti, appare chiaro l'impegno civile del romanzo. Alle risate preregistrate fanno da contrappunto i colpi di mortaio, e il messaggio è subito chiaro. Non si illuda l'occidente civilizzato e consumista, il seme della guerra non attecchisce solo sul terreno del terzo mondo. Nessuno consideri il capitolo della guerra in Europa definitivamente chiuso, la sua fiammella può sempre covare sotto la patina del benessere, se non si coltiva una cultura della pace.
Il titolo del romanzo, giocando sulla ambivalenza del termine "congedi", sintetizza la condizione esistenziale dell'individuo nei paesi balcanici, perennemente dominata dal motivo della separazione e del distacco, e la riflessione amara sulla condizione storica di questa parte di Europa. Con misura e onestà intellettuale, Gunjaca ripercorre gli anni cruciali della guerra nella ex Iugoslavia attraverso le storie degli individui, della loro dimensione affettiva e delle loro scelte talvolta controverse. Le piccole tragedie personali si intrecciano alla grande tragedia della guerra, e intorno a questo nucleo centrale si sviluppano, e si avviluppano, le vicende dei personaggi.
Una sfumatura di grottesco pervade tutto il romanzo, quasi a sottolineare l'assurdità di una guerra la cui ragion storica sembra smarrita, o deformata. Il tono tuttavia è pacato, e lo sguardo è venato dall'ironia di chi è abituato a meditare sulle batoste della storia.
La traduzione, non proprio impeccabile, talvolta rende meno scorrevole la lettura, soprattutto quando nell'apprezzabile sforzo di sottolineare le differenze culturali o linguistiche tra i personaggi introduce registri incongrui.
Paola Dell'Armi
(29-09-2003)
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