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L'opera galleggiante
The Floating Opera
John Barth 
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Romanzo, Stati Uniti 1967
330 pp.
Prezzo di copertina € 9,50
Introduzione: Martina Testa
Traduzione: Henry Furst Martina Testa
Editore: Minimum Fax , 2003
ISBN 88-87765-79-0


minimum fax

Una triangolazione a sfondo sessuale (lui, lei, l'altro) è la base di partenza per gli straordinari voli pindarici di John Barth.

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L'opera galleggiante: un mondo di parole

Così, lettori, se mai doveste avere da scrivere sul mondo, badate di non lasciarvi adescare dai molti simboli allettanti che semina proprio in mezzo alla vostra strada, altrimenti vi indurrò a dire cose che non vorreste davvero dire, offendendo le persone che più desiderereste divertire. Sviluppate, se vi riesce, la tecnica dei beccamorti e mia: sorridete, certo, perché i cani che scopano sono davvero buffi, ma proseguite senza dire nulla, quasi non ve ne foste accorti.

C'è qualcosa di magico e trascinante nella scrittura di John Barth. Continui cambi di scena e di tonalità (qui si passa dalle trincee della prima guerra mondiale agli eventi lussuriosi di una città di provincia); repentine divagazioni di ruolo tra narratore, lettore (spesso richiamato all'attenzione), personaggi; un flusso enorme, sconsiderato, apparentemente caotico di parole: L'opera galleggiante, forse il capolavoro di John Barth, esprime al meglio il suo enciclopedico e caleidoscopico narrare. Di lui Joseph McElroy ha scritto: "Trame sistematiche concatenate con la vita mentale dello scrittore la quale cerca di difendersi dalle proprie stesse costruzioni che addirittura parodiano il genere pastorale, e un'intelligenza artificiale che si premunisce contro la paura e talvolta contro la serietà, ricorrendo a un umorismo straripante e computerizzato". Una definizione elaborata, che John Barth gradirebbe perché L'opera galleggiante non è un semplice romanzo (ammesso che possano esistere romanzi semplici) ma un gorgo di linguaggi ed espressioni, tenute insieme dal gusto e dal ritmo per una narrativa senza confini e da una sottile vena d'ironia. Un libro che, con le parole dello stesso John Barth, scopre le connessioni nascoste tra letteratura, storia e territorio perché "la letteratura che parla di storia non diventa quasi mai parte della storia della letteratura. La maggior parte della letteratura che parli di un luogo o un periodo di tempo non riesce mai a elevarsi al di là di quel luogo o di quel periodo. Quando i veri artisti trovano ispirazione in una particolare regione geografica o epoca storica, è probabile che sia perché in quella regione o in quell'epoca trovano un simbolo di ciò che gli sta a cuore veramente, ossia le passioni del cuore umano e le possibilità del linguaggio umano. Di qualunque cosa parli, la grande letteratura parla quasi sempre anche di se stessa". Il punto è proprio questo: L'opera galleggiante sembra vivere di vita propria e il triangolo tra lui, lei e l'altro è soltanto la metafora avvincente per ricordare il legame tra lo scrittore, il libro e il lettore. Sarà solo un'ipotesi come un'altra, ma arrivati in fondo, è inevitabile pensarci e immaginarsi John Barth che ci sghignazza su.

Marco Denti  (23-09-2003)

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