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Little Boy Blue
Little Boy Blue
Edward Bunker 
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Noir, Stati Uniti 1981
450 pp.
Prezzo di copertina € 14,50
Traduzione: Emanuela Turchetti
Editore: Einaudi , 2003
ISBN 88-06-15697-7


Einaudi

L'educazione violenta e repressiva di un adolescente destinato a diventare criminale. Senza averne colpa, senza via d'uscita, senza scampo.

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Little Boy Blue: Street Fighting Man

Io preferisco la lettura a tutto il resto. E' come se vivessi in un altro mondo.

Alex Hammond ne ha di motivi per essere triste. Il padre non può permettersi di tenerselo accanto, e questo per un bambino è già un problema che non può spiegarsi. La madre non c'è, se mai c'è stata, e anche questo è un dato che un litte blue boy non può mandare giù. Rimane la strada, che non è il posto più politically correct per un'educazione. E' proprio lì, dentro il paesaggio mutevole della California, che Alex Hammond s'inventa nuovi e continui preparativi di fuga, quasi stesse scappando dalla sua stessa ombra. Ogni volta finisce in un vicolo cieco e allora ecco il rosario di case di correzione, manicomi, riformatori e tutta una serie di piccole prigioni con un altro nome. Per il carcere, quello vero, ci sarà tempo e, del resto, è proprio l'esperienza autobiografica di Edward Bunker a fornire la tavolozza di colori tendenti al blue che dipinge con un'infinita amarezza questo bambino diventato criminale troppo presto. Perché c'è un'inevitabilità, una specie di fatalità nel racconto dell'acerba gioventù di Alex Hammond: "se desiderava scappare dalla realtà, aveva le sue buone ragioni. Se i pochi ieri che aveva vissuto erano sinistri, i suoi numerosi domani minacciavano di essere peggiori, a meno di un miracolo", scrive ad un certo punto Edward Bunker e poi lo ripete, l'ha già detto in Educazione di una canaglia, ma anche in Come una bestia feroce. Una reiterazione che è come un blues per spiegare, per urlare un mondo, quello del carcere, della strada, dei fuggitivi e degli outsider, che non racconta nessuno, ma che è fatto di esseri umani, e della loro fallibile umanità.

Marco Denti  (22-09-2003)

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