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Il suicidio del capriolo
Il suicidio del capriolo
Giancarlo Ferron 
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Racconti, Italia 2003
165 pp.
Prezzo di copertina € 12
Editore: Biblioteca dell'Immagine , 2003
ISBN 88-87881-85-5




Quindici racconti ambientati sulle montagne e che hanno per protagonisti i personaggi che ne popolano i boschi, vale a dire i pastori, i boscaioli, gli escursionisti solitari, i cacciatori ma soprattutto i bracconieri, gente senza cuore e senza scrupoli che uccide per il puro gusto di farlo, che si eccita alla vista del sangue e prova un senso di potenza nel dispensare la morte. A differenza dei cacciatori, che hanno delle regole (sia pure non sempre accettabili), i bracconieri non sono altro che "teppisti che girano col fucile" e che se ne infischiano se quella a cui stanno per sparare è una specie protetta, minacciata di estinzione, o se le pallottole che utilizzano, anziché dare una morte immediata, uccidono lentamente, infliggendo alla vittima le più atroci sofferenze prima che giunga la fine.

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Il suicidio del capriolo: diario di un guardiacaccia

Io sto dalla parte degli animali perché loro non hanno voce, non possono difendersi da soli; forse non sarà una causa nobile come tante altre ritenute più importanti, ma questo mi dà lo stesso una grande serenità interiore e un grande orgoglio.

All'apparenza un volume di racconti Il suicidio del capriolo è una sorta di diario dove l'autore ha raccolto alcuni ricordi della sua vita di guardiacaccia, un lavoro che molti invidiano, per il contatto con un ambiente selvaggio e incontaminato, e che ha invece tanti risvolti detestabili, come il gravoso compito di finire un animale agonizzante o le ingiurie e le insensate vendette dei bracconieri ostacolati nella loro attività criminale. Come nei due testi precedenti, anche stavolta Ferron si erge in difesa degli animali, presenze silenziose che racchiudono un'anima e che nella quotidiana lotta per la vita devono fare i conti non solo con le leggi della natura ma soprattutto con l'uomo, che invece troppo spesso non conosce regole. Un libro dedicato non tanto agli amanti degli animali, che inorridirebbero nel leggere le raccapriccianti crudeltà che essi devono troppo spesso subire (descritte peraltro con voluta crudezza), quanto piuttosto ai cacciatori, per insegnar loro il rispetto nei confronti di ogni creatura vivente e la subordinazione alle norme legislative.

Donatella Aragozzini  (11-09-2003)

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