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Scorrete lacrime, disse il poliziotto
Flow My Tears, The Policeman Said
Philip Kindred Dick 
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Romanzo, Stati Uniti 1974
320 pp.
Prezzo di copertina € 15
Postfazione: Renato Oliva
Prefazione: Carlo Pagetti
Traduzione: Maurizio Nati
Editore: Fanucci , 2007
ISBN 9788834712375


Fanucci

In un mondo poliziesco e ossessionato dal controllo, Jason Taverner, un essere umano di classe superiore che è un conduttore televisivo amatissimo, all'improvviso si ritrova senza identità. Dall'altra parte, Felix Buckman è il capo della polizia che si deve confrontare con la morte per overdose della sorella Alys, il cui destino si è incrociato con quello di Jason Taverner.

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Scorrete lacrime, disse il poliziotto: Nel cuore del caos con Philip Dick

E' sempre stato così; il sistema sceglie sempre uno sconosciuto, insignificante.

La data di pubblicazione di Scorrete lacrime (1974), dopo una breve e complessa gestazione, si sovrappone con la drammatica fine dell'era Nixon, seguita allo scandalo Watergate. La coincidenza è tutt'altro che casuale: molte delle vivide paranoie che alimentano i percorsi di Jason Taverner, ma anche di Felix Buckman, sembrano assorbiti dall'atmosfera cupa, ossessiva e minacciosa degli anni Settanta. George Orwell nemmeno si poteva immaginare che una gigantesca e clamorosa rete di piani illegali, raccolti attorno al nome dell'operazione Chaos, potesse controllare in modo capillare tre quarti dell'America, in spregio a tutti i diritti e le libertà sancite dalla costituzione. Per questo, il romanzo di Philip Dick non è né science né fiction: è soltanto profetico nel sentire la pressione enorme di apparati distolti dal loro naturale scopo e destinati ad un controllo massiccio e indiscriminato del consenso. Gli elementi di riscontro che diffonde, in modo disordinato ma abbastanza chiaro per poterli notare sono parecchi: le rivolte studentesche che si intravedono in sottofondo, le citazioni delle migliori cantanti che diedero voce alle proteste contro la guerra e per i diritti civili (Buffy St. Marie, Judy Collins, Joan Baez), il rapporto mai banale e mai moralistico con la droga ("Vaffanculo la droga, pensò. Capisci sempre quando ti attacca, ma mai quando smette di farlo, ammesso che lo faccia. Ti compromette per sempre, o almeno così sembra. Non puoi esserne sicuro. Magari non smette mai".). Persino lo stesso Philip Dick si stupì quando, una volta eruttato il vulcano del Watergate, si scoprì cosa avevano nascosto quegli anni: "Qui vivevamo veramente nel mondo di Scorrete lacrime, e neppure io mi rendevo conto fino a che punto". Per l'esegesi e ulteriori speculazioni valgono più di tutto le dense e coltissime prefazione e postfazione a cura di Carlo Pagetti e Renato Oliva, che si sono aggiunte a questa edizione che ripropone Scorrete lacrime in tutta la sua (purtroppo) attualità. Dovuta anche al fatto che, come diceva Terry Gilliam: "A chiunque si sia perso negli infiniti modelli di realtà del mondo moderno, noi diciamo: Philip K. Dick era lì prima di voi". Se servisse una testimonianza a riprova, Scorrete lacrime è il libro giusto.

Marco Denti  (18-05-2004)

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