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Trenità
Trenità
Giuseppe Antonelli 
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Romanzo, Italia 2003
84 pp.
Prezzo di copertina € 7,50
Editore: peQuod , 2003
ISBN 88-87418-45-4


peQuod

Un uomo esce improvvisamente di casa, scivola per le scale, avviandosi a passi veloci verso la stazione. E' un uomo tranquillo, uno come tanti. Sale sul treno e si accomoda sul sedile assegnato. Alcuni fumatori passeggiano ancora per le banchine e all'orizzonte si prospetta l'inizio di un lungo viaggio. Il treno parte, la realtà va fuori fuoco, avviene il passaggio ad una dimensione diversa, quella della trenità, in cui il qui e l'ora non contano e la mente è libera di vagare attraverso ciò che è stato, o avrebbe potuto essere.

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Trenità: l'amore e il canto di rotaie

Sta scritto: crescete e moltiplicatevi. E noi, quando cresciamo, proviamo tutti prima o poi a moltiplicarci. Di solito ci sdoppiamo: avere una doppia vita è il minimo che si possa fare per tentare di vincere la monotonia dell'esistenza. Ma l'infinità banalità degli anfibi (o bifidi) gli affibbia la taccia di infidi senza che possano salvare la faccia: piaccia o non piaccia due vite sono sempre poche; specie se riproducono un unico cliché. Ed è per questo che si tradisce (l'altruista è solo un egoista fedifrago: rompe l'idillio con se stesso). Non si tradisce per noia, né per frustrazione, non per autentico desiderio; ma solo perché questo ci fa sentire qui e altrove, ci surroga l'onnipotenza del pluriesistere: ci amplifica la vita.

Un romanzo che punta direttamente al cuore, in cui il linguaggio traccia forme, ritaglia profili interiori, disegna architetture emotive attorno ad un sentimento amoroso che la parola cerca di sublimare.
La visuale scelta per raccontare i fatti è delineata dalla stessa struttura, fatta di brevissimi capitoli, suddivisa in testo e sottotesto, rafforzata da citazioni, parentesi, aperture inaspettate, rimandi laterali.
Come ribadisce Antonio Pascale nella seconda di copertina, Giuseppe Antonelli ha scritto un libro vero, cui bisogna dare ascolto. Che si inserisce a pieno titolo tra le crepe del vivere; che cerca lì, in quelle fessure poco visibili ma sostanziali, la chiave di lettura delle cose e del mistero dell'amore nell'esistenza degli individui.
Una radicale, visionaria assunzione di coscienza di ciò che l'amore ci ha dato, più che di quello che la sua fine ci ha sottratto.


Luigi La Rosa  (29-07-2003)

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