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Cursori
Cursori
Valerio Neri 
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Romanzo, Italia 2003
188 pp.
Prezzo di copertina € 12
Editore: Editori Riuniti , 2003
ISBN 88-359-5390-1


Editori Riuniti

Nella Roma degli anni Cinquanta un bambino trascorre il proprio tempo affacciato al balcone, osservando la vita chiassosa e ciarliera che si svolge nella sua strada e soprattutto scrutando il cielo, nella trepidante attesa che in aprile arrivino i Cursori, nel suo gergo infantile, i primi rondoni che fanno da battistrada al nugolo migratorio e che andranno a nidificare sotto le "piovenze", i cornicioni dei palazzi. Anno dopo anno, da questa attenta osservazione imparerà il senso della vita e acquisterà la consapevolezza di come il mondo sia in realtà ricco di contraddizioni, dolore e bugie: mettendo a confronto la monogamia dei rondoni con la separazione dei propri genitori, arriverà a formulare sferzanti giudizi sulla coppia, sul tradimento e sull'erotismo. Finché un giorno, proprio come i compagni alati delle sue giornate che ad agosto lasciano il nido e "s'incielano", anche lui dovrà, volente o nolente, spiccare il volo verso l'età adulta.

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Cursori: il mondo attraverso gli occhi di un bambino

Perché in fondo cos'altro erano, i nugoloni di maggio, se non ricordi rituali e mimati di un originario posare in un punto fermo e dunque muto, ma di agitatissimo moto interno, come il volo vorticante e schiumoso nel seno: come nell'uovo, la vita precípite ed estuosa di un embrione?

Il mondo visto con gli occhi di un bambino, raccontato però con la voce di un adulto. Ed è questo forse il limite maggiore del romanzo d'esordio di Valerio Neri perché la storia, di per sé semplice, viene narrata ricorrendo troppo spesso a termini ricercati ed astrusi, che denunciano l'interesse dell'autore per la filosofia del linguaggio ma che, se da una parte fanno forse la felicità dei letterati e dei cultori della lingua, dall'altra rendono la lettura difficoltosa e frammentaria alla gente comune. Questa scelta linguistica contrasta tra l'altro con la palese ricerca di un approccio puerile alla vicenda, che si manifesta con un continuo ricorso a parole inventate per descrivere le cose proprio come farebbe un bambino. C'è da domandarsi se anche la punteggiatura risponda o meno a questa esigenza.
Il libro, concepito come un assolo e in larga parte autobiografico, ha comunque il pregio di penetrare la psicologia infantile di chi inizia il proprio percorso di crescita e di illustrare panorami e modi di vita di una Roma ormai sparita, quella degli anni Cinquanta e Sessanta in cui viale Liegi era ancora una zona pressoché periferica, immersa nel verde e tutta chiusa nella vita di quartiere come un paesino di campagna.


Donatella Aragozzini  (15-07-2003)

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