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La manutenzione degli affetti
La manutenzione degli affetti
Antonio Pascale 
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Racconti, Italia 2003
143 pp.
Prezzo di copertina € 11,50
Editore: Einaudi , 2003
ISBN 88-06-15802-3


Einaudi

Sette storie di disillusione e quieta ironia sulle piccole-grandi atrocità del quotidiano per sette racconti di esistenze qualunque narrate col linguaggio minimo del cronista. Intrecciate tra loro dall'essere i rispettivi protagonisti colti dall'autore nel momento della sconfitta, della presa di coscienza del fallimento e del fraitendimento del proprio destino. Sullo sfondo la Campania: Napoli, Caserta e i loro dintorni a conferma ulteriore di quanto questo territorio rappresenti oggi una tra le sedi più prolifiche e vivaci del nostro panorama letterario.

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La manutenzione degli affetti: quelle contraddizioni che superano in pochi

Meno male che i bambini continuavano a ridere. Alzavano la cornetta, parlavano, dicevano ciao, ciao e chiudevano la conversazione. Una, due, tre, quattro volte. Ripetevano e ridevano. Sarà per questo che da adulti le ripetizioni ci sfiancano e che l'amore finisce alla prima ripetizione.

Piuttosto che scrivere storie, Antonio Pascale le smonta. Scompone una vicenda umana e ne sceglie un frammento; si fissa su di una sequenza e la racconta nei minimi dettagli con la solida lucidità del cronista poco avvezzo ai lirismi ed ai giri di parole.
In questi racconti (dai più definiti post-carveriani) il frammento esistenziale prescelto è quello in cui i protagonisti delle storie acquistano la percezione del loro fallimento, del fraitendimento del destino e della difficoltà di accudire per tempo i propri sentimenti, prima che l'accumulo dell'indifferenza e dell'incuria determini inesorabilmente la loro fine.
E così di una crisi coniugale racconta, in particolare, del marito tradito e disilluso che, incapace di lasciare la moglie, ripercorre con malinconica esattezza le tappe di un rapporto ormai al termine ("La manutenzione degli affetti"). Offre il punto di vista specifico di un adolescente amareggiato dai continui litigi dei propri genitori ("La controra"); ci introduce nell'accurata trascrizione-denuncia di una giornata tipica dell'educazione di un taglieggiatore ("Qui le chiacchere stanno a zero"); fornisce l'ironico dettaglio dei meccanismi interni ad una famiglia meridionale alle prese con repentini e affatto duraturi cambiamenti sociali ("Il ceto medio"); commuove col dolore acuto ed impotente di un padre onesto consapevole di aver perduto il figlio malavitoso ("Bei giorni domani"); stupisce per la vena surreale di "Mi vidi di schiena" e ci lascia infine con il senso di precarietà burattinesca che caratterizza la condizione lavorativa dei giovani ministeriali ("Spettabile Ministero").
Come a dire che non occorre narrare una vita per intero per coglierne il senso: dalla prospettiva del particolare può ancor meglio apprezzarsi quanto vivere sia un esercizio costante e talvolta faticoso di pazienza ed adattabilità.


J. K.  (04-07-2003)

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