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Il condominio
High-Rise
James G. Ballard 
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Romanzo, Inghilterra 1975
190 pp.
Prezzo di copertina € 7,50
Traduzione: Paolo Lagorio
Editore: Feltrinelli , 2003
ISBN 88-07-81755-1


Feltrinelli

In un grattacielo smisurato e proiettato tanto nel cielo quanto nel futuro, i rapporti tra i condomini regrediscono fino a tornare alle esigenze primordiali della sopravvivenza: aggressività, autodifesa, caccia all'uomo.

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Il condominio: Odissea negli spazi

Nonostante l'angoscia per le crescenti violenze, nessuno si sorprendeva di tali accadimenti. La routine della vita continuava come prima, si andava al supermarket, allo spaccio di liquori e dal parrucchiere. In qualche modo il grattacielo era in grado di conciliare quella duplice logica. Il tono di voce dei suoi vicini, mentre descrivevano quelle esplosioni di ostilità, era tranquillo e pratico, come se fossero dei civili in una città dilaniata dalla guerra, e avessero a che fare con l'ennesima incursione aerea.

La confusione generata dall'eccesso delle ultime uscite editoriali non dovrebbe mettere in secondo piano la nuova edizione di un capolavoro della letteratura moderna. A parte che J.G. Ballard è comunque sinonimo di (altissima) qualità, Il condominio è uno dei suoi romanzi più tesi, inquietanti e avvincenti. Lo sviluppo è lineare almeno quanto la struttura verticale del grattacielo, "un'immensa macchina progettata per servire non la collettività degli inquilini, ma il residente individuale e isolato". Metafora di tutta la nostra vita quotidiana, straordinaria visione di un futuro che è già presente, nel Condominio di J.G. Ballard le classi sociali sono divise dai piani e dagli ascensori, ma ad un certo punto tutto ciò che dovrebbe garantire l'individualità nella vita comune diventa un territorio di scontri brutali, che nascono dalle esigenze più elementari: la tutela del territorio e dei piccoli, la fame e altri appetiti (quelli sessuali, principalmente), la sopravvivenza tout court. Il futuristico palazzo di quaranta piani per mille appartamenti diventa un incubo claustrofobico, teso e snervante che introduce il lettore in un'atmosfera ambigua e inquietante perché il caos del Condominio è il nostro (nuovo) ordine quotidiano, uno stillicidio di violenze piccole e grandi di cui, proprio come gli inquilini di J.G. Ballard, non riusciamo a tener conto. Lo spunto, polemico se si vuole, del Condominio è proprio lì, più che nella cupissima trama: è l'incapacità di vedere quello che ormai non si può più nascondere, è la forza dell'abitudine che impedisce di fiutare il peggio, è la stratificazione (sociale, politica, umana) che ad un certo punto, questione di tempo, collassa. Il Condominio è un grande romanzo perché racconta, da dentro, dall'intestino, le ultime metamorfosi di una civiltà decadente, la nostra, e di un'umanità che, nonostante l'evoluzione della specie, è ferma ai suoi istinti animaleschi. Ancora attualissimo, sempre sorprendente.

Marco Denti  (04-07-2003)

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