?
lettera.com [libri con qualcosa di speciale dentro]
home
libri
articoli
archivio
Lavorare come giornalista
Lavorare come giornalista
AA.VV. 
blank
Saggio, Italia 2003
57 pp.
Prezzo di copertina € 3,10
Editore: Edizioni Romane , 2003
ISBN




ROMA - Niente facile ottimismo nè scomposti entusiasmi, tipici delle guide editoriali che indirizzano giovani più o meno sprovveduti alla professione dei propri sogni. Anzi, la disamina della professione giornalistica è cruda e impietosa. Soprattutto drammaticamente attuale.

naldina naldina naldina naldinagrigio naldinagrigio

Lavorare come giornalista: la guida impietosa radiografa il mestiere

Nelle edicole un volumetto indisponente edito da Edizioni Romane

La pubblicazione Lavorare come giornalista (Edizioni Romane), diffusa su territorio nazionale nelle edicole, rappresenta paradossalmente più un invito a cambiare strada professionale, rivolto a quell'esercito di aspiranti giornalisti presenti in ogni angolo del paese, che non la solita accademica elencazione delle virtù di quello che una volta veniva indicato come "il mestiere più bello del mondo". Non a caso nel primo capitolo, "Il mestiere in dieci pagine", il requisito basilare per poter svolgere questo mestiere viene indicato nell'essere "figli di". In tutti i sensi, dal nepotismo al vassallaggio, dal cinismo all'arrivismo. Non si fa inoltre mistero delle tante "cattive abitudini" che segnano i primordi - e non solo - della professione: lavoro in nero, sfruttamento, corsi esosi e inutili, ritenute d'acconto fai-da-te per aspirare al tesserino di pubblicista fino al fatto che tale qualifica, proprio perché ottenibile facilmente (firmando o... facendosi firmare articoli!), senza alcuna preparazione professionale e soprattutto senza alcuna formazione "certificata", rappresenti un elemento non certo di alta qualificazione per la professione in genere. Ed ancora si punta l'indice sugli scarsi controlli per accertare la reale continuazione di un'attività pubblicistica dopo l'ottenimento di un tesserino che ormai finisce in migliaia di tasche come una sorta di "card".
Ce n'è anche per i giornalisti professionisti. Il loro numero, soprattutto da quando gli Ordini riconoscono praticantati "di fatto", in pochi anni è più che triplicato, avviandosi a raggiungere le 20 mila unità. Una crescita non solo inutile ma soprattutto dannosa: con la drastica riduzione degli spazi professionali nell'editoria tradizionale e con le diffuse situazioni di "atipicità" nell'ambito delle nuove tecnologie (vedi internet), a beneficiare delle immissioni di massa sembrano essere solo gli istituti previdenziali, che possono perlomeno assorbire contributi per lo più volontari da questo esercito di precari. Al raggiungimento del "gradino più alto", quindi, corrispondono prospettive di disoccupazione cronica, figlia di flessibilità, di precariato, di "processi sinergici" tra più testate, di una diffusa "esternalizzazione" di interi settori di giornali a services che non sempre rispettano "le regole del gioco".
La guida Lavorare come giornalista, pur rispettando il ruolo dell'informazione tradizionale (è ricca di notizie e di indirizzi utili sulle leggi, sui corsi, sulle scuole, sugli uffici stampa, sulle opportunità nella pubblica amministrazione con la legge 150/2000, sui tariffari, sul contratto e sull'analisi della professione all'estero), non si tira indietro nell'indicare i tanti odierni paradossi della professione giornalistica. A cominciare dalla legge che la regola, datata 1963, anno in cui il mondo della comunicazione era diametralmente opposto a quello odierno.
La conseguenza di tale situazione - avvertono gli autori della pubblicazione - è un baratro generazionale. Si legge: "Da una parte gli anziani con anni di carriera alle spalle (avendo iniziato il mestiere da giovanissimi), i più non laureati ma "graduati" (cioè con alte qualifiche professionali), cui si sommano gli inattivi con pensioni da favola. Dall'altra parte i giovani (spesso nemmeno troppo giovani) con sempre meno maestri, molti i laureati, i quali pur raggiungendo l'esame e la qualifica di giornalista professionista poi non hanno contratti stabili".
Lavorare come giornalista illustra dettagliatamente, "sul campo", anche l'esame di Stato e le infinite schermaglie tra un Ordine dei giornalisti che rivendica il proprio ruolo centrale nel controllo generale della professione ed il Ministero dell'università. E mentre l'Ordine dei giornalisti ammette all'esame giornalisti non laureati (per qualcuno più bravi di quelli laureati se "cresciuti" in redazione e non negli atenei), parallelamente il mondo del lavoro richiede il requisito della laurea per i giornalisti ricercati. Insomma l'interessante pubblicazione, utile non solo a chi vuole intraprendere la strada della comunicazione ma anche a chi la pratica da anni, scandaglia con attenzione il mestiere, gettando luci nelle tante zone d'ombra di cui, troppo spesso, in una sorta di omertà corporativa, conviene proprio non parlare.


Giampiero Castellotti  (16-05-2003)

Leggi tutte le recensioni di Giampiero Castellotti


Vota il libro!
La media è 3.18 (66 voti)
 
mascherato  Il libro mascherato

Riteniamo che il sistema alimentare debba essere riorganizzato sulla base della salute: per le nostre comunit`, per le persone, per gli animali e per il mondo naturale.


newsletter news - lettera


cerca


Feed - lettera

rss RSS / atom Atom