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L'energia degli schiavi
Flowers from Hitler e The Energy of Slaves
Leonard Cohen 
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Poesia, Canada 1964
170 pp.
Prezzo di copertina € 12,50
Traduzione: Giancarlo De Cataldo Damiano Abeni
Editore: minimum fax , 2003
ISBN 88-87765-82-0


Minimum Fax

Due antiche raccolte di versi di Leonard Cohen che suonano straordinariamente attuali.

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L'energia degli schiavi: i fiori, gli schiavi, il futuro nella poesia di Leonard Cohen

Benvenuta in questi versi/c'è la guerra/ma cercherò di metterti a tuo agio/non far caso ai miei discorsi/è solo nervosismo/abbiamo per caso fatto l'amore/quando studiavamo l'Oriente?/Sì la casa è diversa/il villaggio presto cadrà/ho tolto di mezzo tutto/quello che potrebbe aiutare il nemico/saremo soli/finché le cose cambieranno/e coloro che furono traditi/torneranno pellegrini a questo istante/quando non ci piegammo/a chiamare l'oscurità poesia.

E' tutto vero quello che scrive Giancarlo De Cataldo nelle "linee per un'introduzione" a L'energia degli schiavi: Leonard Cohen è stato una somma di contraddizioni ("Mi contraddico? Ebbene sì, contengo moltitudini" direbbe Walt Whitman) e di estremi. Eremita e rock'n'roll star, tossico e asceta, mistico e passionale, spirito e corpo: una miscela esplosiva che distillata in queste poesie le rende attuali e pertinenti anche a distanza di oltre trent'anni dalla loro prima pubblicazione. "L'amore è un fuoco/che tutti arde/e tutti sfigura/è la scusa del mondo/per la sua bruttezza" e Leonard Cohen sa raccontare con queste liriche vive, intense tutte le passioni e le brutalità. Con una poesia spiega più di mille storici professionisti e di altrettanti politicanti bugiardi la condizione degli oppressi e degli sconfitti: "Un giorno o l'altro/cadrà pure su di voi/il disprezzo degli schiavi/la finirete allora di pontificare/sulla nostra libertà, sul nostro amore/la pianterete/di offrirci la vostra soluzione/voi avete tante cose a cui pensare/noi in testa abbiamo solo la vendetta". Poi, ribaltando volutamente, consciamente la prospettiva Leonard Cohen sfida la volgarità e pur rischiando di essere volgare, torna senza mezzi termini ai sensi, ai piaceri del corpo: "Non mi ero accorto/finché t'ho vista andar via/del tuo culo perfetto/perdonami/se non mi sono innamorato/del tuo volto o della tua conversazione". La poesia è un modo di essere, di cavalcare gli estremi, di sopportare i capovolgimenti perché l'autore è fedele e coerente a quella specie di credo che è Cosa faccio qui (titolo poi ripreso da Raymond Carver e Bruce Chatwin): "Io rifiuto l'alibi universale". Esattamente: queste poesie vanno affrontate "ciascuno secondo il proprio stile di passo/passione" perché altre istruzioni per l'uso Cohen non ne suggerisce. Bisogna essere liberi, anche dai poeti.

Marco Denti  (09-05-2003)

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