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Episodi incendiari assortiti
Assorted Fire Events
David Means 
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Racconti, Stati Uniti 2000
170 pp.
Prezzo di copertina € 11,50
Traduzione: Matteo Colombo
Editore: minimum fax , 2003
ISBN 88-87765-75-8


Minimum Fax

Le raccolte di racconti non hanno di norma il successo commerciale dei romanzi: ciò nonostante, minimum fax sembra credere molto in questa forma narrativa, e ci propone l'ennesimo autore americano che si potrebbe sbrigativamente annoverare tra i molti nipotini di Carver; se non fosse che David Means ha scritto dei racconti di sorprendente densità, che gli sono valsi l'ammirazione incondizionata dei suoi colleghi e vari importanti riconoscimenti in premi letterari.

Episodi incendiari assortiti racconta il dolore, gli affetti, i rapporti umani, la distanza siderale di mondi geograficamente vicinissimi. Tredici ritratti pervasi di una dignità composta anche nell'assurdità dei gesti, unica risposta possibile all'assurdo della quotidianità, quando diventa insostenibile.


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Episodi incendiari assortiti: la morte sconfitta da un sorriso involontario

Così funzionavano le cose in una cittadina ancora non tradita dall'assalto che avrebbe finito per strapparci dalle mani tanti dei nostri gesti migliori; gesti rubati, spostati nelle viscere di altrettante macchine.

La prima cosa che colpisce leggendo in sequenza i racconti di David Means è la presenza costante, in ciascuno di essi, di una morte: si finisce con lo sfogliare a ritroso le pagine per verificare l'ineluttabilità di questa caratteristica, come si faceva coi testi delle canzoni di Claudio Lolli. L'autore stesso, in un breve intermezzo di due pagine dal titolo "Quello che spero io", inizia scrivendo: "Non voglio più che nei miei racconti la gente muoia"; e sviluppa in poche righe un soggetto ricco di sensazioni, che non ce la farà a divenire un racconto, a concretizzarsi in uno stralcio di vita reale, mancando quel marchio di verità.
Stranamente, però, i racconti sono tutt'altro che funebri, e la scomparsa prematura di un personaggio resta un momento tra i tanti nello svolgersi di una storia.
Il racconto breve, almeno nell'incarnazione portata avanti dai narratori americani degli ultimi vent'anni, fa quasi sempre perno intorno a un evento chiave, disturbante, spiazzante, un sussulto nel fluire degli accadimenti che crea un punto d'accumulo dal quale il lettore può intuire molte più cose di quante se ne possano esplicitare in poche pagine. In Means la morte non rappresenta mai, come sarebbe facile pensare, questo fulcro narrativo: può essere una premessa, una conseguenza, ma non il nodo centrale. Ce lo dice l'indifferenza di tutte le persone non direttamente colpite, e la necessità per le altre di farsene una ragione e tirare avanti.

Means fa uso di flashback, di salti temporali nel futuro e nella fantasia, spezza la narrazione alternando le soggettive dei personaggi, eppure tiene insieme tutto con l'ampiezza e la fluidità del periodare; anche le annotazioni e le divagazioni non assumono mai la natura autoqualificante di metafiction, come ad esempio in David Foster Wallace. Fa insomma un volontario passo indietro in termini di modernità, possiamo dire che rinuncia alla tecnica in favore dello stile. Non esige dal lettore uno sforzo particolare, e questo fa sì che anche dopo aver percorso pagina per pagina vicende drammatiche, e tutte quelle del libro lo sono, resti comunque - come un retrogusto - una sensazione di compiutà serenità.

La poca varietà nell'ambientazione (i racconti si svolgono tutti tra le rive del fiume Hudson, dove l'autore vive attualmente, e il Michigan, dove trascorse l'infanzia) evidenzia una componente autobiografica, esplicantesi più che nelle vicende nella conoscenza dei microcosmi descritti. Non a caso il racconto più riuscito è "Il cacciatore di gesti", dove un pensionato percorre a fil di gas le strade di una cittadina, nutrendosi di momenti rubati con un'occhiata; e la grande capacità di Means è proprio quella di saperci descrivere quei gesti solitamente invisibili o non notati in maniera eccezionalmente evocativa, caricandoli di significato. Riuscendo perfino a farci commuovere, quando un breve sorriso scappato per un evento accidentale diventa il primo passo verso il superamento del lutto e la rappacificazione di due anziani fratelli separati dalle consuete miserie della vita.


Vittorio Dell'Aiuto  (02-05-2003)

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