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Spegni la luce e aspetta
The Last Night of the Earth Poems -quarta parte
Charles Bukowski 
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Poesia, Stati Uniti 2003
220 pp.
Prezzo di copertina € 12
Traduzione: Christian Raimo
Editore: minimum fax , 2003
ISBN 88-87765-71-5


Minimum Fax

Minimum fax continua la sua meritoria opera di pubblicazione dell'ultima, imponente raccolta poetica di Charles Bukowski.
La quarta parte di The Last Night of the Earth Poems prende come titolo un verso, Spegni la luce e aspetta (in precedenza erano usciti Si prega di allegare 10 dollari per ogni poesia inviata, Evita lo specchio e non guardare quando tiri la catena e Seduto sul bordo del letto mi finisco una birra nel buio).
Tradotte da Christian Raimo e con testo originale a fronte, una trentina di poesie che strappano il sorriso anche di fronte alle situazioni che dall'esterno appaiono più squallide e degradanti, non solo per l'ironia inossidabile e l'indomabile spirito anarchico di Bukowski, ma anche e soprattutto perché sono, sempre, una coinvolgente dichiarazione d'amore per la vita.


naldina naldina naldina naldina naldina

Spegni la luce e aspetta: i grandi amori del vecchio Buk

credo che questo pensiero mi sia passato / per la mente quando avevo circa undici / anni: / da grande voglio fare l'idiota.

Chi ha letto Post Office sa bene di che ritmo sia capace Bukowski quand'anche racconta la ripetitività di rituali - lavorativi ed etilici - durati anche decenni. La sintesi di pochi episodi mette a fuoco con precisione tutto quello che c'è da sapere e immaginare. Eppure si può ritrovare per intero quel mondo ancora più condensato, in una poesia di sette-otto pagine: l'alienazione, l'alcol, gli scoppi di violenza, e un finale falsamente enigmatico: "la vita non poteva andare / meglio". E' ironia? E' un gioco di parole (la vita non aveva proprio modo di andare meglio)? No, l'affermazione vale nel suo senso immediato, un bicchiere nella penombra serale del bar è un momento fuori dal tempo e dal mondo, che relativizza tutto il resto.

Le poesie di Bukowski si fondano sulla memoria, o su riflessioni che sono la rivendicazione di uno stile di vita, un manifesto programmatico a posteriori. Da vero outsider, Buk guarda la società benpensante da fuori, e non finge partecipazione o empatia: "le persone perdono il senso della vita / perché sono incapaci / di fermarsi", e altrove "queste anime / violentemente / infelici" o ancora "ma il peggio è che una mente così così / e un corpo così così vanno spesso / a braccetto.".

Il mondo che Bukowski ama è altrove dalla strada: in maniera perfino didascalica ci racconta come in ogni frangente della sua vita accidentata abbia consumato avidamente musica classica e letteratura, nel rifugio delle bettole a buon mercato; come se in quelle camere ci fosse una botola segreta che dava accesso ad un universo parallelo ed entusiasmante. Ogni musicista e scrittore diventa soggetto di un dialogo a distanza, un amico o un sodale con cui organizzare un'immaginaria squadra di baseball o un personale esercito. Sono uno di voi.

L'attualità si affaccia qualche volta nelle poesie, e oggi fa un certo effetto: siamo nel 1991, le prime poesie scritte al computer, la prima poesia persa per un file cancellato accidentalmente, e sopratutto la prima guerra del Golfo. La riflessione sulla guerra ha guadagnato la strada della quarta di copertina, di un manifesto allegato, e perfino di una maglietta acquistabile presso il sito di minimum fax. Peccato sia sempre riportata la prima metà della poesia, e non la struggente conclusione.

La traduzione di Christian Raimo, fermo restando l'assunto che tradurre poesia sia un compito improbo, non è felicissima: troppo letterale in alcuni casi, con delle libertà abbastanza gratuite in altri, manca in generale di trasmettere quella voce, aspra ma pastosa, che fa decollare un lessico quotidiano, popolare, verso le proverbiali vette della poesia.


Vittorio Dell'Aiuto  (18-04-2003)

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