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Banane
Banane
Francesco Tullio Altan 
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Fumetto, Italia 2003
208 pp.
Prezzo di copertina € 8,50
Editore: Einaudi , 2003
ISBN 88-06-16465-1


Einaudi

"Visto? Non siamo una repubblica delle banane!"
"No: siamo la repubblica del cavalier Silvio Banana."


Da una battuta, che poteva morire lì, in una vignetta, nasce quasi per caso un'immagine che diventa di per sé rappresentativa dell'Italia di questi ultimi due anni e del suo ceto dominante. La banana come succedaneo verbale unico di cose diverse che poi così diverse non sono ("Va ora in onda 'Banana a banana'. Bruno Banana intervista il cav. S.Banana."), la banana che si materializza come effigie grafica che contraddistingue a mo' d'insegna il personaggio omonimo, la banana che va a ricoprire l'innominabile ruolo funzionale che già fu dell'ombrello per Cipputi e compagnia.

I grandi temi e gli eventi dell'inizio del secolo (globalizzazione, elezioni, 11 settembre, economia, lavoro, movimenti, ecc.) affrontati come sempre da Altan attraverso i commenti di un'umanità flaccida e sgradevole, dall'occhio bovino (o suino?) e dall'osceno naso arricciato. Sono vignette che prendono spunto dall'attualità, e invecchiano comunque bene; una volta raccolte in volume, non hanno bisogno di didascalie e date per mantenere un senso. Continuano a raccontarci una loro cronaca, con leggerezza e precisione, ma in profondità: come una lama sottile che arriva all'osso.


naldina naldina naldina naldina naldinagrigio

Banane: molto più che semplici vignette

"Di fronte alle tragedie ci sentiamo delle piccole fragili merde."
"Reagiamo, così ci sentiremo delle grandi e possenti merde."


Viene da dire: le battute di Altan sono universali, fuori dal tempo. Eppure ce ne sono molte legate all'attualità.
Prescindono quasi dal disegno: ma come fare a meno della sua fisiognomica? Altan non ricorre ai siparietti con le caricature dei politici. E allora chi è l'inconfondibile omino dal tacco rialzato?
Non si nutre dei suoi stessi stereotipi: ma l'ombrello, la banana, le cacche, certi oggetti ricorrono e rimandano al filo di un discorso che non si esaurisce in una vignetta.
Perché Altan è diverso, una spanna sopra gli altri vignettisti? Perché ciò che in Forattini diventa becero, in mano sua si rivela fulminante, o poetico?

Difficile dare una risposta, per quanto leggendolo risulti chiarissimo il diverso metro di giudizio che si finisce con l'applicare: quelle di Altan non sono vignette, sono aforismi. Creano quella specie di appagante sensazione nel lettore, di comprendere molto più di quanto pronuncino in una o due battute al massimo i personaggi, di aver colto tutti i riferimenti non scritti a cui l'autore comunque ha pensato. E' una complicità che ci rende partecipi di un'intelligenza arguta (e lucidamente cinica) in cui è bello pensare di specchiarsi.


Vittorio Dell'Aiuto  (03-04-2003)

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