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Il vizio oscuro dell'Occidente
Il vizio oscuro dell'Occidente. Manifesto dell'antimodernitÓ
Massimo Fini 
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Saggio, Italia 2002
69 pp.
Prezzo di copertina € 6
Editore: Marsilio , 2002
ISBN 8831781758


Marsilio

L'11 settembre ha inaugurato una nuova era, quella del "terrorismo globale", conseguenza logica e prevedibile della pretesa dell'Occidente di ridurre a sŔ l'intero esistente. Ma il migliore dei mondi possibili si rivela un modello paranoico, basato sull'ossesiva proiezione del futuro dove l'individuo non pu˛ mai raggiungere il punto d'equilibrio e di pace. Nella ricerca inesausta del Bene, anzi del Meglio, l'uomo occidentale si Ŕ creato un meccanismo perfetto ed infallibile dell'infelicitÓ e lo sta esportando dovunque. Il "terrorismo globale" non farÓ che confermare e rafforzare il delirio occidentale dell'unico modello mondiale.
Dalla quarta di copertina


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Il vizio oscuro dell'Occidente: DUBITO, dunque sono

Il paradosso dell'Occidente Ŕ credersi il Bene, di volere eternamente il Bene e di operare eternamente, in una sorta di eterogenesi dei fini, il Male.

"L'uomo che vive nel "migliore dei mondi possibili" sconta poi la paurosa perdita d'identitÓ. L'omologazione Ŕ una conseguenza ovvia della globalizzazione e della mondializzazione che esigono e presuppongono una omogeneitÓ, omogeneitÓ di stili di vita, di consumi, di istituzioni. Ma la perdita d'identitÓ non Ŕ il solo pedaggio che la nostra espansione, necessitata da esigenze profonde della nostra economia e legittimata da un pensiero totalitario che si ritiene portatore del Bene, abbiamo fatto e stiamo facendo scontare a tutto il mondo "altro", distruggendo culture, lingue, specificitÓ, territori, ma l'abbiamo pagata anche noi, sulla nostra pelle e per primi, come singoli individui del mondo occidentale."

Con Il vizio oscuro dell'Occidente-Manifesto dell'antimodernitÓ, Massimo Fini, spesso al centro di accese polemiche, non smentisce il "suo" vizio: quello di provocare. Cosý, con un titolo ammiccante ed un esiguo volumetto (69 pagine), la sua aspra e ben argomentata polemica sull'esportabilitÓ del modello occidentale scala le classifiche di vendita e conquista migliaia di lettori (pi¨ o meno entusiasti d'essersi accostati al Fini-pensiero).
Rivendicando l' impellente necessitÓ di rivalutare il "pensiero antimoderno" o quanto meno un pensiero moderno che comunque lo preveda e contenga (che peraltro vanta in Europa una notevole tradizione: da de Maistre a Junger o Schmidt), Fini vagheggia una sorta di "medioevo sostenibile" (frutto di una personalissima idealizzazione del passato e del concetto d'identitÓ) contro l'imposizione di quell'ottuso modello di ModernitÓ-Progresso oggi dettato dall'America.
Il Male della nostra CiviltÓ ed il suo inarrestabile declino, deriverebbero infatti da "quel" modello di ModernitÓ, necessariamente coincidente con un concetto di Bene che s'identifica e si realizza col Progresso, l'uguaglianza e la libertÓ. Ma a quale costo? Attraverso una serie di esemplificazioni (talvolta sconfinanti in vere e proprie "semplificazioni"), Fini ammonisce sugli effetti collaterali e indesiderati che accompagnano l'esportazione troppo spesso violenta di questa visione: dall'acuirsi delle distanze tra servi e padroni fino all'antagonismo tra le masse e le elýte dei ricchi dediti all'accumulo all'infinito in un' economia-mondo, ivi compresi i paesi del Terzo Mondo, privati delle proprie sedimentate certezze nel nome della CiviltÓ.
Certo, nessuno oggi mette pi¨ in dubbio quanto alto sia stato il prezzo pagato dalle popolazioni "extraeuropee" in nome della CiviltÓ coloniale e capitalistica non solo in termini numerici di vite sacrficate in orrendi massacri, quant'anche per gli effetti sconsiderati della dominazione coloniale e delle sue leggi di mercato (dalla devastazione definitiva delle risorse naturali all'introduzione di quel concetto/sentimento dell'umiliazione che fomenta migrazioni incontrollabili). Questo Ŕ il Liberismo, e questa Ŕ la politica di Bush (impegnato a sistemare terrorismo e interessi petroliferi col mezzo della geopolitica imperiale e militare) ma... Ŕ davvero tutto cosý semplice? E non Ŕ, allora, altrettanto semplice (e sterile) dannare a posteriori l'esplosione economica e scientifica dell'Occidente? E non entrano forse in gioco cortocircuiti tra molteplici e spesso imperscrutabili "altri" fattori?
Ecco, al di lÓ delle opinioni espresse, certamente non sempre condivisibili e non proprio inedite, a Il Vizio oscuro dell'Occidente va riconosciuto l'innegabile pregio di fare riflettere sull'idiozia di nascondersi dietro il dito di un Progresso da imporre solo se ci torna conto e sulla scomoditÓ di certe veritÓ troppo spesso dimenticate. Un testo utile per dubitare (sempre) di una societÓ dove tutto appare globalizzato ed appiattito, compresa l'informazione.


J. K.  (28-03-2003)

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