?
lettera.com [libri con qualcosa di speciale dentro]
home
libri
articoli
archivio
Seduto sul bordo del letto mi finisco una birra nel buio
The Last Night of the Earth Poems (terza parte)
Charles Bukowski 
blank
Poesia, Stati Uniti 1992
263 pp.
Prezzo di copertina € 12
Traduzione: Tiziana Lo Porto
Editore: minimum fax , 2002
ISBN 88-87765-68-5


minimum fax

Si completa, con la pubblicazione della terza parte, l'ultima raccolta della produzione poetica di Charles Bukowski. Dall'originale The Last Night of the Earth Poems minimum fax aveva già tratto nel 2000 Si prega di allegare 10 dollari per ogni poesia inviata, e nel 2002 Evita lo specchio e non guardare quando tiri la catena.
Quarantaquattro poesie, con testo originale a fronte, che compongono una sorta di testamento del sublime ubriacone. Il racconto di uno che ne ha viste tante, e tante continua a vederne anche una volta sopraggiunti il successo, la vecchiaia, la vita tranquilla: perché è il punto d'osservazione che fa la differenza.


naldina naldina naldina naldina naldina

Seduto sul bordo del letto: il viaggio nel tempo dell'ultimo Bukowski.

CORSO DI SCRITTURA CREATIVA
sono colpevole, ne ho frequentato uno / all'università / e la prima cosa che ho capito è che lì dentro / ne avrei potuti battere / 2 o 3 / in un colpo solo / (dico / fisicamente)


Bukowski come poeta è probabilmente meno conosciuto del Bukowski scrittore, eppure le due identità letterarie sono sempre andate di pari passo. La materia è la stessa, cambia solo la modalità espressiva; la poesia non viene ossequiata riservandole temi alti. Se vogliamo, quel che viene esaltato è l'autobiografismo presente comunque nella prosa: anche quando prevale il racconto, i versi riservano sempre ed esplicitamente un angolo alla riflessione.

Le poesie sono minutamente spezzate, asimmetriche, spesso spigolose, eppure ricche di una musica interna che solo la lettura del testo originale, per quanto la traduzione qua e là sfiori il virtuosismo, riesce a restituire. Bastano poche righe ed è automatico sentirsi risuonare in testa una voce un po' roca che dà senso a quelle parole appese, con le giuste pause, rallentando, accelerando, scandendo. Nel bianco e nero ci sono tutti i colori, insomma; il Bukowski dei reading poetici esce prepotente dalla pagina.

Il lessico è quello del parlato quotidiano, popolare, con sporadiche e improvvise impennate colte, termini ricercati e inconsueti applicati per contrasto, proprio per descrivere le situazioni e le persone più misere o degradate. Bukowski ci è dentro e non si tira indietro, ma ci ricorda che è comunque sopra. Non sembri irrispettosa l'analogia, ma è inevitabile ricordarsi che qualche anno prima Andrea Pazienza scriveva: "Ora, naturalmente, che son fesso me lo posso dire io da solo, perché sono sempre in grado di stracciare il novanta per cento dei vostri" (Gli ultimi giorni di Pompeo, 1986).

I temi dominanti sono quelli che ci si possono aspettare: le corse dei cavalli o il bar, qualche figura femminile, un'ancora di salvezza a forma di macchina da scrivere. Su questa trama, però, Bukowski ricama con l'elemento tempo: un presente di affermazione e fama che vive ancora incredulo, col tormento di pessimi giornalisti e petulanti scrittori; un passato dietro l'angolo che gli permette ancora di vedere i luoghi fin nella loro - a volta oscena - intimità diacronica: ciò che è e ciò che era. Ma soprattutto il distacco ironico di chi ha cominciato la sua partita a scacchi con la morte, e ripercorre i ricordi dell'infanzia scoprendosene intriso: il primo confronto vincente col padre, poi la lunga elegia sugli uomini senza lavoro durante la grande depressione, evocata dalla pioggia incessante della Los Angeles di un tempo.

Bukowski lavora sulle parole fino a farti sentire il suono di quella pioggia, sulle immagini fino a farti vivere dolorosamente la disperazione dei disoccupati costretti in casa, a guardare le auto che non ripartiranno, a picchiare le mogli sfiorite, di fronte ai bambini. E finito il temporale, a scuola: "più o meno tutti raccontammo / una bugia. / la verità era semplicemente / troppo orribile e / imbarazzante da / raccontare." . Se non sessant'anni dopo.


Vittorio Dell'Aiuto  (10-02-2003)

Leggi tutte le recensioni di Vittorio Dell'Aiuto


Vota il libro!
La media è 3.9 (10 voti)
 

Dello stesso autore
Quello che importa è grattarmi sotto le ascelle
Quando eravamo giovani
Spegni la luce e aspetta
Il capitano è fuori a pranzo
L'amore è un cane che viene dall'inferno
Santo cielo, perché porti la cravatta?
Quando mi hai lasciato mi hai lasciato tre mutande
A sud di nessun nord
Si prega di allegare 10 dollari per poesia inviata
Urla dal balcone - Lettere. Volume primo (1959-1969)
Panino al prosciutto
Pulp
Factotum
Post Office
I cavalli non scommettono sugli uomini (e neanche io)
Il grande
Niente canzoni d'amore
Confessioni di un codardo
Compagno di sbronze
Taccuino di un vecchio sporcaccione
Storie d'ordinaria follia
Il primo bicchiere, come sempre, è il migliore

Altri libri per parola chiave
Buio profondo
Dal Buio
Danzando nel buio
Guarda ancora nel buio
I figli del buio
Il buio addosso
Il buio fuori
La sconcia vita di Charles Bukowski
Nel buio dell'inverno
Occhi nel buio
Una casa nel buio
Un passo nel buio
Uomo nel buio

Articoli
Intervista a Tiziana Lo Porto
Speciale Charles Bukowski
mascherato  Il libro mascherato

Le storie non finiscono mai, forse, ma c'è un momento in cui diventano altre. Di altri. E quello è il momento in cui ci si può fermare. E si può raccontarle.]


newsletter news - lettera


cerca


Feed - lettera

rss RSS / atom Atom