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Il seme inquieto
The Wanting Seed
Anthony Burgess 
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Romanzo, Inghilterra 1962
300 pp.
Prezzo di copertina € 14
Traduzione: Roldano Romanelli
Editore: Fanucci , 1974, 2002
ISBN 88-347-0889-X


Fanucci

L'unico evento che è stato una costante nella storia dell'umanità, la guerra, nella visione, lucida e folle nello stesso tempo, di Anthony Burgess.

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Il seme inquieto: masters of war

Di qui a poco saranno in tanti ad aver paura, amico, e tu fra loro, oserei dire. Ma è ovvio che ci sarà una guerra. Non perché qualcuno la voglia, naturalmente, ma perché c'è un esercito. Un esercito qua e un esercito là ed eserciti a destra e a manca. Gli eserciti sono fatti per la guerra e la guerra è fatta per gli eserciti. Mica ci vuol tanto a capirlo.

Pubblicato nello stesso di Arancia meccanica (1962), Il seme inquieto è un tassello fondamentale e profetico delle visioni, perché di questo si tratta, di Anthony Burgess. L'azione si svolge in un futuro dove l'esplosione demografica ha costretto le autorità ad un rigidissimo controllo delle nascite e al razionamento dei cibi e delle bevande. Tutto ciò in cambio di una stabilità geopolitica e di un mondo senza eventi bellici. Una Londra cupa e cresciuta in verticale è l'epicentro dell'azione fino a quando la situazione non si ribalta: la fame non è un fenomeno che le variabili politiche possono controllare. Scoppia l'inevitabile caos, tra disordini e cannibalismo, orge e manovre di palazzo fino a quando, in cerca di un nuovo ordine (che, si suppone, dev'essere mondiale) si giunge alla creazione di rudimentali milizie, poi di un esercito, di più eserciti i cui destini sono chiarissimi: "Un esercito, essendo in primo luogo un'organizzazione votata all'omicidio di massa, non può certo farsi condizionare da scrupoli etici. Deve tenere sgombre le arterie stradali per garantire il traffico, sangue della nazione; tutelare i rifornimenti idrici; mantener bene illuminate le vie principali: strade secondarie e vicoli dovranno arrangiarsi. Nessun dubbio, niente domande". Sono invece tantissime le questioni che il crescendo, a tratti barocco, de Il seme inquieto lascia sul terreno, oggi più attuali di quarant'anni fa, a partire da un'acuta rivisitazione dei temi orwelliani: il potere politico che resiste ad ogni ribaltamento di fronte, i temi dell'esplosione demografica e quelli conseguenti dello sfruttamento delle risorse e degli sviluppi urbanistici, il controllo dell'informazione e, infine, la guerra che aleggia sempre (anche oggi, purtroppo) come una soluzione: "La guerra come grande afrodisiaco, copiosa fonte di adrenalina per il mondo intero, soluzione al tedio, all'Angst, alla malinconia, all'accidia, allo spleen? La guerra come immenso atto sessuale culminante in una detumescenza che non era una morte soltanto metaforica? La guerra, infine, come suprema regolatrice, ordinatrice, eliminatrice, giustificatrice della fecondità?". Allucinante nel 1962, inquietante (per la sua attualità) oggi, Il seme inquieto sarà ancora un punto di riferimento tra quarant'anni, e questo è un destino che spetta soltanto ai capolavori.

Marco Denti  (08-01-2003)

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