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Fuoco su Babilonia
Fuoco su Babilonia
Valentina Brunettin 
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Romanzo, Italia 2002
368 pp.
Prezzo di copertina € 16,50
Editore: Marsilio , 2002
ISBN 8831780565


Marsilio

Spiegel è un bellissimo efebo creolo che, nella Germania tormentata dal nazismo, trascorre le sue ovattate giornate in un bordello gestito dall'amico Sisyphus.
L'educazione al piacere estetico lo tiene lontano dall'orrore del suo tempo che, però, inevitabilmente, gli presenterà il conto quando sarà deportato in un campo di concentramento.


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Fuoco su Babilonia: orrore ed estetica

Io amavo ancora Tizian teneramente, avevamo sposato insieme la disgrazia e insieme avevamo divorziato dalla vera vita: ma cercavamo entrambi una solitudine a cui accompagnarci. Era come se, nella nostra mutua freddezza, potessimo ricordare di essere solo dei ragazzini.

Indubbiamente il soggetto di Fuoco su Babilonia è affascinante e porta alla riflessione. L'atmosfera oscura del nazismo unita al mondo regolato dall'ideale estetico dei bordelli gay potrebbe portare grandi risultati e, in alcuni casi, tali risultati emergono in descrizioni di indiscutibile fascino. Eppure...
Il protagonista, Spiegel, è il prototipo di chi pattina sulla vita: un superficiale, in sostanza. E' forse questa caratteristica che lo salva dall'orrore e lo fa ricadere sempre in piedi. La sua bellezza sembra essere la controparte del dolore e il contraltare del male. Non c'è un moralismo di fondo, in tutto questo, ma permane la sensazione di trovare una sentenza in ogni pagina.
La prosa è, come dire, dannunziana, splendida etichetta su un cuore assente. E' questo un pregio oppure un difetto? E' presto per dirlo. Senz'altro la capacità di raccontare storie c'è, anche se talvolta sembra autoreferenziale. In ogni caso la lettura è piacevole e scorrevole, ed è sempre gradito un viaggio negli Inferi se si è protetti dalle coltri del Bello.
Rimane un'amarezza di fondo per il contesto storico. Perché il nazismo è sempre condito di torbide menti? E' l'uomo ad essere potenzialmente trasgressivo, mentre è evidente la tendenza di certa narrativa a racchiudere le "patologie" negli anni Trenta.


Martina Montauti  (19-12-2002)

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