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La terra della menzogna
The final country
James Crumley 
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Noir, Stati Uniti 2001
268 pp.
Prezzo di copertina € 13
Traduzione: Luca Conti
Editore: Einaudi , 2002
ISBN 88-06-16014-1


Einaudi

Milo Milodragovitch potrebbe essere un uomo fortunato. Ha ereditato un sacco di soldi, è coinvolto in svariate attività (più o meno legali, e comunque tutte redditizie) tra cui un bar dove passa gran parte delle sue serate e sembra cavarsela alla grande nel torrido clima texano. Il problema è che tende ad annoiarsi e gli prudono le mani, così si ricorda della sua licenza di investigatore privato e comincia a dedicarsi a piccoli casi, giusto per mandare in circolo un po' di adrenalina. Destino vuole che capiti in un momento sbagliato (proprio nel bel mezzo di un regolamento di conti) nel posto sbagliato: da lì in poi Milo Milodragovitch diventa via via un bersaglio, un capro espiatorio, una vittima designata e, dal canto suo, un feroce vendicatore.

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La terra della menzogna: Texas, luogo della mente

La dura verità era che non riuscivo a capire il Texas quanto bastava per poterlo chiamare casa. Restava un territorio straniero, una situazione tutta da scoprire, un posto troppo grande per essere un posto solo, un luogo tenuto assieme da una storia di dimensioni semi-mistiche e da un orgoglio di dimensioni semi-isteriche.

Dovrebbe essere una terra promessa, il Texas. Milo Milodragovitch, il protagonista di La terra della menzogna, è di un altro parere: "da queste parti o vengono tutti da fuori o sono tutti fuori di testa" dice ed è la svolta della storia perché l'unico modo di sopravvivere è quello di essere il più fuori di tutti. In un certo senso, i suoi luoghi e i suoi percorsi mentali diventano il riflesso delle strade e dei posti che si ritrova ad affrontare: un paesaggio dove la frontiera è ovunque e non solo tra Messico e U.S.A., ma anche tra città e deserto, tra uomini e donne, tra presente e passato, tra giustizia e vendetta. Nel tessuto noir di James Crumley scorrono whiskey e cocaina a fiumi, fucili e pistole inondano di proiettili ogni pagina, ad un ritmo che travolge il lettore. In realtà, dietro questa cortina fumogena, costruita con molto mestiere, James Crumley mette Milo Milodragovitch in condizione di ricostruire una lunga teoria di rapporti (di parentela, d'amicizia, d'affari) che si dipanano come una ragnatela lungo l'arco temporale di un paio di generazioni. A questa trama si sovrappone l'ordito paesaggistico dove il Texas (e Las Vegas, e un frammento di Montana) diventa un'aspra, spietata terra di frontiera. Consigliatissimo.

Marco Denti  (19-12-2002)

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